Successe ad Aprile: intervista a Luca Carfagna

A distanza di undici anni abbiamo parlato di nuovo con l'artista che risiedette a Capracotta

| di Danilo Di Laudo
| Categoria: Personaggi
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CAPRACOTTA - Torniamo a parlare del volume dal titolo Il Diario di Capracotta (dal quale abbiamo preso spunto anche qui). Dalle pagine relative al mese di aprile, è emersa un'interessante intervista fatta all'artista Luca Carfagna che, a distanza di diversi anni, siamo riusciti a contattare per provare a integrare quella discussione. Brevemente, l'autore del libro Matteo Di Rienzo parlò con l'artista del suo progetto riguardante i calchi in gesso da disporre, come da idea iniziale, sul Monte Capraro spaziando poi dalla sua biografia per toccare anche la sua formazione artistica.

Come detto siamo riusciti a contattare Luca Carfagna che si è dimostrato essere estremamente disponibile a ricordare l'esperienza capracottese.

L'intervista

Quanto è durata la permanenza a Capracotta e com’è stata la risposta della popolazione in termini di partecipazione?

Dunque la mia permanenza a Capracotta durò circa un anno, infatti passai lì il periodo tra settembre 2003 e luglio 2004 . L'accoglienza da parte dei locali fu buona, in alcuni casi trovai vere amicizie, con altre persone invece si mantenne una distanza .

I calchi realizzati furono effettivamente posti a Monte Capraro in modo permanente, oppure il destino del ‘ripopolamento fittizio’, come definito sul Diario di Capracotta, fu diverso?                                                                                                                                                                                                                                                                                                    

I calchi in gesso dei volti di gente del luogo fu un episodio interessante, anche se era una proposta abbastanza particolare fu accolta istintivamente con curiosità.  Vero, feci delle prove nel bosco di Monte Capraro istallandone una decina e il risultato apparve da subito ottimo, suggestivo. Tuttavia poi però non procedetti alla realizzazione definitiva. Alcuni gessi sono rimasti nei boschi.

Dopo il periodo capracottese quali sono stati i tuoi movimenti? Da dove deriva il coraggio di intraprendere questi spostamenti?

Dopo capracotta mi sono trasferito a Panzano in Chianti e sono ancora qui ben soddisfatto. Tutti i miei spostamenti precedenti (Torino - Roma, Roma -Barcellona, Barcellona - Lione, Lione - Torino, Torino - Capracotta, Capracotta - Toscana) sono stati dettati più dalla voglia di fuggire da qualcosa che per l'interesse di andare a scoprire nuove terre, certamente poi lo spostamento stesso mi ha sempre giovato. Tuttavia adesso posso dirti che il vero movente era più costruire un curriculum di vita avventuroso che mi piacerebbe definire speciale.

Hai mai ripetuto l’esperienza dei calchi in altre zone, se si qual è stato il successo ottenuto?

A Barcellona e Lione ho fatto molti calchi, riuscendo anche a strutturare delle istallazioni molto efficaci. Ciononostante la cosa non ha comunque mai avuto una evoluzione pubblica e riconosciuta.

Che livello hai raggiunto nello studio dei calchi?

Nella tecnica del calco, soprattutto su modello vivente, ho accumulato molta pratica anche se non ho seguito tutti gli ultimi sviluppi di materiali .

Ti è capitato di tornare a Capracotta in qualche occasione oppure l’esperienza è stata limitata ad un lasso di tempo preciso?

No non è stata un'esperienza limitata ma torno a Capracotta ogni anno sia in nella stagione invernale che in quella estiva con mia figlia ed è sempre un piacere.

 

Informazioni iniziali e foto tratte da Il Diario di Capracotta (Luglio 2003 - Giugno 2004).

Danilo Di Laudo

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