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Un lungimirante premio Nobel per la pace ai migranti e alle popolazioni che li accolgono

L’Università delle Generazioni e tanti altri lo avevano proposto già nel 1998 per la Calabria

| di Università delle Generazioni
| Categoria: Associazioni | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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I Paesi della sponda mediterranea dell’Europa (in particolare Italia e Grecia) sono abituati da oltre cinquemila anni ad accogliere migranti e profughi che fuggono da un Oriente sempre in ebollizione per guerre e tirannie e da un’Africa inguaribilmente tribale. Le varie epoche hanno consacrato tali epopee migratorie con immortali poemi letterari come l’Odissea, l’Eneide e talune narrazioni della stessa Bibbia tanto è che si dicono proprio “migrazioni bibliche” i frequenti travasi di popoli da un continente all’altro.

Che sia una necessità storica o un mirato progetto di invasione camuffata dell’Europa (e di altri paesi ricchi ed agiati in ogni parte del mondo), il fenomeno migratorio sta più massicciamente impegnando l’Italia (ormai già da circa 20 anni), la Spagna e adesso pure la Grecia. A parte la memorabile nave Vlora che ha riversato su Bari l’8 agosto 1991 ben 27mila albanesi, grande clamore suscitò, ad esempio, nel Natale 1997 lo sbarco a Soverato sulle coste joniche calabresi della nave turca Ararat con a bordo quasi 900 profughi in gran parte kurdi, accolti a braccia aperte specialmente dalla popolazione di Badolato (in provincia di Catanzaro), poiché il sindaco Gerardo Mannello ha dato a tante di quelle famiglie le case vuote dei suoi emigrati tanto che quel paese fu simpaticamente denominato “Kurdolato” dalla stampa internazionale.

In quegli anni, Lampedusa era già da tempo approdo attivissimo di accoglienza. Numerosi deputati e senatori, appoggiati da intellettuali, associazioni e gente comune, chiesero per Lampedusa e Badolato il Premio Nobel per la pace proprio per il loro grande spirito di accoglienza umanitario. Ma il Comitato norvegese di Oslo in tutti questi anni ha preferito assegnare il premio ad altre figure, evidenziando altri significati. Più volte, in questi ultimi decenni, si sono levate voci di grandi personaggi a favore di quelle località che, poste in prima linea nel salvataggio e nell’accoglienza di migranti, avrebbero meritato veramente il Nobel per la Pace. Ma per queste popolazione nessun riconoscimento di tale livello mondiale.

Ci sta pensando però Papa Francesco ad assegnare il premio morale più grande con la sua visita prima a Lampedusa lunedì 8 luglio 2013 e, adesso, sabato 16 aprile 2016 a Lesbo, entrambe clamorose frontiere di grande umanità e della sublime arte e civiltà plurimillenaria dell’accoglienza. E se papa Francesco fu solo a Lampedusa, adesso a Lesbo sarà mirabilmente affiancato pure dalla Chiesa Ortodossa con il patriarca di Costantinopoli,  Bartolomeo, e con l’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Hieronymos.

L’arte, spesso, arriva prima delle Istituzioni e nel 2010 è stato il regista Wim Wenders a dedicare alla Badolato del sindaco Gerardo Mannello e alla Riace del sindaco Domenico Lucano il suo memorabile film in 3D intitolato “Il volo” … quel “volo” che il Comitato norvegese del Premio Nobel non riesce ancora a spiccare per i luoghi dell’accoglienza epocale. Il volo lo ha spiccato però la celebre rivista U.S.A. “Fortune” che ha assegnato il suo “Nobel” al sindaco di Riace, Domenico Lucano, inserendolo tra i grandi della Terra.

Un giorno non molto lontano questi profughi (che stanno sbarcando troppo drammaticamente sulle coste europee) e le loro future generazioni saranno i nuovi cittadini della nuova Europa e si ricorderanno dell’Europa dei muri e delle morti  in mare. L’attuale Europa non ci sta certamente facendo una buona e bella figura né di fronte alla Storia né di fronte ai suoi futuri figli, quelli che la salveranno. Un lungimirante Premio Nobel per la Pace assegnato alle popolazioni dell’accoglienza sarà una calda carezza, un materno abbraccio dell’Europa ed un “benvenuto” corale ai popoli che stanno bussando a questo vecchio, stanco e confuso continente. Un Premio Nobel per la Pace alle popolazioni dell’accoglienza sarebbe assegnato agli stessi profughi, specialmente a quelli che, scappando da guerre e dittature, sono coloro che più di tutti bramano la pace, pur rischiando la morte nei deserti e in mare. E’ lungimirante e necessario un Premio Nobel per la Pace per chi accoglie i migranti, trasformando in speranza la disperazione, strappandoli alla morte nel Mediterraneo. Mediterraneo mare di pace, per piacere!

Università delle Generazioni

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