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I doni della Dama Bianca

Storia nella bufera

| di Nunzia Zarlenga
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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I doni della Dama Bianca (storie nella bufera).

Neve. Tanta. Neve dappertutto. Ha tappato le finestre,il portone, raggiunge il tetto del piano terra e le finestre del primo piano. Ha reso irraggiungibile il casotto degli animali. Ha ghiacciato i tubi dell’acqua. La sensazione di sentirsi in trappola è reale , ti senti la gola chiusa,fai fatica a respirare, vorresti urlare. La mente fa strani scherzi , nonostante cerchi di distrarla,magari guardando foto, scherzando sui social, pensando a chi sta peggio , lei, la mente, procede inesorabile come un auto avviata in un burrone: “  …e se ti sentissi male?”, ti suggerisce subdola , “faresti la fine del sorcio perché nessuno giungerebbe in tempo utile,entro la famosa ora d’oro che ti salva la vita”,continua malefica a martellare. Si chiama panico. Ed è difficile da gestire ,nonostante siano situazioni già vissute perché la neve “l’hai già vista”, come ti ricordano stupidamente i “selfisti” con la bocca a culo di gallina che vorresti avere 5 minuti tra le mani,tanto per scaricare la tensione e la foto fargliela tu,magari a stampo,sulla neve. La realtà è diversa,ti rendi conto che non c’è nulla che tu possa fare,ed è questo che è inaccettabile e ti fa perdere la calma:non hai il controllo su un bel niente. Anche la solidarietà tra vicini è sepolta dalla neve: stanno tutti nelle stesse condizioni e ognuno è impegnato nella risoluzione dei propri problemi e poi,specialmente nelle campagne,  esiste ancora una forma di diffidenza dura a morire, anzi,forse alimentata proprio dal fatto che alla fine si è da sempre abituati a cavarsela da soli, la distanza tra le abitazioni  rende difficili i rapporti  e tu ,tornata dalla città, sei e resti comunque  “l’altra”, l’intrusa. Sarà per quello che chi ha mezzi li usa per sé, che chi può raggiungere il paese lo fa senza neanche chiedersi se magari ti serve un pezzo di pane.  Sembra una beffa  perfino lo spazzaneve che pulisce quel tratto di strada che ti collega alla provinciale , che tanto non puoi raggiungere , e  la vede la tua casa sepolta che rende inutile il suo lavoro ,della sua  opera ti accorgi sempre “dopo”, e che non capisci come diavolo fa ad essere così silenzioso, finisce di tapparti l’unica uscita (inevitabile!) e se ne va senza neanche un colpo di clacson fosse solo per rendersi conto che siamo  tutti morti e quindi può evitarsi la prossima spalata. Le uniche telefonate che ricevi sono di quei pochissimi amici che puoi contare sulle dita di una mano sola ( è risaputo che 10 dita in tema amicizia sono perfettamente inutili da sempre),ma che sono in paese e nessuno è in grado di raggiungerti. Dio quanto rimpiangi quei caotici condòmini cittadini dove c’era sì lo scorbutico di turno che gli rodeva tutto per tutto, ma, se non altro per il calcolo delle probabilità, ti capitava  anche il vicino dalle sembianze umane.  Pensi che se abitassi nel deserto,almeno qualche tuareg ogni tanto lo vedresti passare, e, invece sei a 3 km da Agnone e non sai se sorridere o dar fondo a tutti gli improperi che conosci!  Certo ci sono i carabinieri,i vigili del fuoco, ma  ha la meglio il tuo senso civico e pensi che fino a quando puoi resistere lo farai,per non togliere uomini a situazioni più critiche della tua. Poi leggi che gli extracomunitari ospiti nel paese si sono resi disponibili a spalare la neve,su base volontaria, ma non sai come farli arrivare. Sarà per questo clima che quando  un’amica (che sarebbe più giusto definire “buona conoscente)  che ti segue sui social, si offre di spedirti il marito con il fuoristrada per accompagnarli in quell’inferno in cui abiti a te sembra che il bianco che ti circonda si stia colorando di rosa. E li vedi arrivare! Scendono a piedi,le pale in spalla,passo spedito,imbacuccati fino all’inverosimile, sono 4 e agitano le mani per salutarti. Dietro di loro il fuoristrada che,nonostante lo avessi avvisato di non scendere,procede lentamente col suo carico prezioso:confezioni di acqua.  Quelle facce scure,man mano che si avvicinano,spiccano nel bianco che ti circonda, e, da atea,pensi che forse Dio esiste ed è di colore! Arrivano,tendono la mano e forse si spaventano se invece tu gli salti al collo e li abbracci e l’unica cosa che riesci a dirgli è “grazie” prima ancora che comincino! Iniziano  a lavorare e tirano su certe palate di neve con la facilità con cui sposterebbero coriandoli:sicuro che siano umani? Poi ridi: sì lo sono, e hanno l’età dei tuoi figli,non la tua! In poche ore mi liberano gli animali, poi mi creano un varco per uscire di casa . Potrei raccontarvi tanto ancora, forse la parte più bella,ma mi direste che sono una “buonista” troppo sentimentale  con “questi” che “cirubanoillavoroerimandiamoliacasaloro”, quindi mi tengo per me tutto quello che ho vissuto emotivamente affinchè nessuno possa sporcarlo con battute cattive e stupide, questo sì è un prezioso regalo della bufera. Termino e colgo l’occasione per ringrazia Serenella Carosella, il marito Dino che ha accompagnato i ragazzi, Vincenzo Piccolo gestore dell’albergo dove sono ospitati e che ha organizzato  prontamente “la squadra” usandomi anche l’attenzione di mandarmi qualcuno che parlasse l’italiano. I ragazzi? Quelli li ho ringraziati in diretta, ma questi sono fatti nostri.:-)

Nunzia Zarlenga

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