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Storia di Amalia Moavro, "desaparecida" poggese

Il presidente Mattarella in Argentina ha reso omaggio alla memoria dei desaparecidos

| di Tonino Palomba
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Da domenica 7 maggio a venerdì prossimo il Presidente Mattarella è in visita di Stato in Argentina e Uruguay. In particolare in Argentina si contano oltre un milione di connazionali, che si considerano italiani a tutti gli effetti, tanto da risultare iscritti alle liste elettorali (Aire) e almeno altri 20 milioni con qualche avo emigrato nel corso del Novecento. Gli incontri con le comunità italiane saranno il momento più toccante del viaggio, ma il primo atto ufficiale del Presidente ieri appena sbarcato a Buenos Aires è stato l’omaggio al Parco della Memoria cioè il monumento in ricordo dei Desaparecidos (fra gli oltre trentamila scomparsi mille furono gli “italiani”) e l’incontro con una delegazione delle madri di plaza de Mayo.

Fra le drammatiche storie dei Desaparecidos da segnalare anche quella riguardante una ragazza di 27 anni con origini poggesi, Amalia Clotilde Moavro, (tipico cognome poggese con l’anomalia della “V” al posto della “U”) di cui si persero le tracce nel 1975 agli inizi della dura repressione militare che aprì la strada alla lunga dittatura dei generali, al potere in Argentina dal 1976 al 1983. Il regime stroncò ogni forma di dissenso, nei modi più spietati. Si consumò così il dramma dei desaparecidos, migliaia di dissidenti antigovernativi o semplici persone che si opponevano al golpe e protestavano in difesa dei diritti umani e dello stato democratico, vennero tolti di mezzo, fatti sparire senza darne notizia ai familiari. Rapiti, imprigionati, torturati e infine uccisi, con cadaveri gettati negli abissi del Rio de la Plata. Col ritorno della democrazia nel 1983 il dramma dei desaparecidos e tutte le altre violenze perpetrate dai militari vennero alla luce e denunciate pubblicamente. Molti i processi e le condanne inflitte ai vertici militari, ma molte anche le pagine oscure con crimini efferati ancora impuniti, responsabilità occultate e ancora da accertare. A tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica argentina e mondiale su questa terribile storia, le organizzazioni dei familiari delle vittime come le madres de plaza de mayo o le abuelas plaza de mayo, che ancora oggi si occupano, perseveranti, della ricerca delle persone e della ricostruzione delle storie dei desaparecidos. Libri, inchieste giornalistiche e film misero a nudo e aprirono gli occhi del mondo sui misfatti dei terribili e sanguinosi anni della dittatura Argentina.

La giovane Amalia Moavro, nata a Buenos Aires il 6/10/1948 fu rapita insieme al suo compagno Héctor Mario Patiño, perché appartenente all’organizzazione sovversiva denominata Montoneros. A rendere ancora più triste questa terribile vicenda il fatto che Amalia fosse in cinta di tre mesi e mezzo e nel corso della prigionia diede alla luce una bambina anche lei mai ritrovata, quasi sicuramente finita in affidamento per mano dei militari aguzzini. Quella bambina oggi avrebbe 41 anni e, molto verosimilmente, i genitori adottivi l’avranno tenuta all’oscuro della sua storia, ignara quindi di chi realmente fossero e di che tragica fine avessero fatto i suoi genitori naturali. Il padre naturale (Héctor M. Patiño) però aveva avuto nel 1973 un altro figlio Matias Patiño (nato nel 1973 da un’altra relazione) che prosegue determinato nella ricerca della sorella.

La cugina di Amalia, Ines Moavro de Barruti, contattata per avere conferma e altre notizie su questa triste vicenda, è tornata a Poggio Sannita nell’aprile 2016, per visitare il paese da cui ha origine la sua famiglia e quella di Amalia, nella speranza di rintracciarne qualche antenato di cui però non ha avuto traccia. Ha visitato la strada dove era ubicata la casa dei loro antenati nell’attuale borgo Calvario, che lei tra l’altro chiamava ancora con l’antica denominazione di ferrera  riferitale dal padre e dai nonni, così come il rione era chiamato agli inizi del ‘900 perché sede di botteghe di fabbri e maniscalchi.

Per approfondimenti: https://www.abuelas.org.ar/caso/patino-moavro-17

 

 

  

Tonino Palomba

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