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La morte differenziata.Per Salvini e Di Maio, prima gli italiani è un modo di dire.

| di Enzo Carmine Delli Quadri
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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La morte è uguale per tutti, salvo nella sua conclusione o nella percezione. Ecco nella percezione possiamo parlare di morte differenziata.

A questo ho pensato quando ho letto questa notizia, qualche giorno fa:  Presso la Chiesa Madre di San Marco Evangelista di Agnone, una folla enorme, commossa, attonita, con i familiari distrutti dal dolore, ha assistito alla cerimonia funebre di Michele Sallustio, il titolare del Santa Lucia Parck, deceduto in un tragico incidente sulla fondovalle Trigno , ieri 23 Luglio, nelle prime ore pomeridiane.

A pochi giorni dalla morte di Michele, tutti sono tornati alla quotidianità della vita; nessuna polemica, nessuna invettiva, nessuna raccolta firme, nessuna presa di posizione; solo nella famiglia Sallustio resterà il dolore e il ricordo di una vita spezzata.


Nel 2017 nel nostro paese si sono verificati 174.933 incidenti stradali con lesioni a persone; i morti sono stati 3.378 e i feriti 246.750, con un costo, per lo Stato, salatissimo. Ebbene, non sento proteste, non sento levate di scudi: Tutto viene accettato come un fatto normale, assodato, inevitabile; solo qualcuno parla di sicurezza.
La percezione di quelle morti è pari a zero. Prevale l’apatia e l’indifferenza. Eppure 3.378 morti in un anno e oltre 350.000 dal dopoguerra, con milioni di feriti anche gravi, sono cifre da guerra e non da società civile.

Sempre nel 2017 le vittime accertate sul lavoro sono state 617Dal  dopoguerra sono state quasi centomila. Ecco, in questo caso, si sente ogni tanto levarsi la voce flebile di qualche ministro: queste morti sono intollerabili;passano poche ore e tutti si dimenticano del problema. Anche in questo casosolo qualcuno parla di sicurezza.
La percezione di quelle morti e di poco superiore al nulla.

Nel 2017 le morti accertate sulla rotta per l’Europa sono state 3.915Il quotidiano inglese Guardian in occasione della Giornata Mondiale del rifugiato che correva mercoledì 20 giugno ha pubblicato la lista delle 34.661 persone morte sulla rotta per l’Europa dal 1993.
Qui la percezione della morte è molto alta: da una parte ci sono coloro che imprecano perché il Mondo occidentale fa poco per salvare quelle vite; dall’altra ci sono coloro che sostengono che se la sono cercata, potevano starsene a casa loro.


Considerato che la politica di Salvini e di Di Maio è prima gli Italiani, è chiedere troppo che si interessino prima e soprattutto delle stragi che tutti i giorni insanguinano le nostre strade e i cantieri edili? E’ chiedere troppo, prima di pensare ai barconi o alle telecamere nelle scuole o nelle parrocchie, che si ponga la massima attenzione alle strade italiane e ai cantieri edili per punire a dovere chi causa quelle stragi? È chiedere troppo che risolvano, visto che non l’hanno fatto i governi precedenti, i grossi problemi italiani, come quelli economici o delle stragi stradali o delle stragi sul lavoro, piuttosto che prenderci in giro con la storia dei migranti (inutile enfasi) o dei vitalizi o dei pensionati d’oro (troppa inutile enfasi), facendoci credere che superati quei problemi, l’Italia risorga?

Ci vuole ben altro, molto altro.

 

Enzo Carmine Delli Quadri

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