Castelguidone, Don Alberto Conti: bisogna costruire una rete per restare umani

| di Viviana Pizzi
| Categoria: Attualità
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In un Molise sempre più povero, come certifica anche l’ultimo studio de "Il Sole 24 ore" sul drastico calo dei redditi, nel periodo 2009-2017, tra sciame sismico, alluvioni, strade impercorribili e crisi economica, che spinge sulla strada di una nuova emigrazione non solo i giovani ma anche famiglie e ultracinquantenni, grazie alla straordinaria azione di resistenza etica della Diocesi di Trivento, è arrivato nell’assordante silenzio generale, il Presidente Nazionale della CARITAS Italiana, il Cardinale Francesco Montenegro, Vescovo di Agrigento e Lampedusa.

Come ogni anno, una delle più belle realtà culturali sorte in Molise, la Scuola di formazione sociale ed educazione alla legalità "Paolo Borsellino", operativa da 25 anni, ha promosso a Castelguidone una giornata di riflessione per iniziativa del Direttore della CARITAS di Trivento, Don Alberto Conti, facendo soffermare sui temi più importanti del nostro tempo, lo stesso Vescovo di Trivento Mons. Claudio Palumbo, l’Arcivescovo di Pescara, nonchè Presidente della Conferenza Episcopale di Abruzzo e Molise, Mons. Tommaso Valentinetti, l’Arcivescovo di Campobasso-Bojano, Mons. Giancarlo Maria Bregantini e per le conclusioni, per l’appunto, il Presidente di CARITAS Italiana, Cardinale Francesco Montenegro.

Una platea di giovani e di volontari provenienti da L’Aquila, Pescara, Chieti e da diverse comunità parrocchiali ed associative del Molise, hanno seguito le riflessioni sul senso della vita da non smarrire nel buio di una stagione dominata da paura, egoismo, razzismo, urla scomposte, proclami, velleitarismi e violenze.

I relatori, nel soffermarsi sul trentennio di esperienze fatte dalla CARITAS di Trivento e sui 25 anni di attività della scuola di educazione civica "Paolo Borsellino", hanno espresso un convinto apprezzamento sulla pubblicazione "Come in cielo così in terra" redatto da Don Alberto Conti, ricordando la mobilitazione promossa in una delle più piccole Diocesi italiane in favore di persone in difficoltà del Bangladesh, dell’Albania, dell’Africa, dell’Uruguay  e di tanti luoghi del Mondo a dimostrazione che ciascuno può, con il proprio impegno, porsi a servizio di chi ha necessità o bisogni. Successivamente sono state tracciate le innumerevoli iniziative di studio del territorio, censimento, progettualità, sostegno allo sviluppo locale, contrasto alla desertificazione sociale e affiancamento alle fasce sociali più deboli delle mobilitazioni in difesa dei diritti essenziali progressivamente smantellati nelle aree interne e montane.

Tutti i relatori hanno posto l’accento sul ruolo attivo della Chiesa e delle Caritas per tenere insieme un percorso spirituale ad un innalzamento delle condizioni materiali di vita delle persone, onde evitare di ridurre a rituali, fini a sè stessi, i volti della sofferenza e del disagio di essere umani, abbandonati per il solo fatto di essere deboli e di vivere in piccoli paesi periferici con numeri modesti e difficilmente accessibili.

Il Cardinale Francesco Montenegro ha ricordato il valore dell’universalità della dignità di ogni uomo, la necessità che non ci si dimentichi mai di restare umani, il dovere di testimoniare anche a costo di essere fastidiosi, l’obbligo morale di rispettare i diritti di persone costrette a migrare a causa di un’ingiustizia globale mai rimossa ed ormai derubricata dai paesi ricchi del pianeta.

Quell’ingiustizia sociale non indigna più ed è diventato normale scagliarsi contro i poveri ritenendoli responsabili delle nostre difficoltà come se nelle stanze del potere delle lobby che dominano il Mondo ci fossero i diseredati e le vittime di un sistema iniquo fondato sulla discriminazione, sull’oppressione e sullo sfruttamento.

La Caritas, insieme alle Diocesi, alle Parrocchie e alle Associazioni di volontariato, deve mettere in pratica i dettati evangelici che non tollerano distrazioni. "Ero straniero e mi avete ospitato" è un imperativo che non ha alternative e muoversi a prescindere da ciò ti pone fuori dalla cultura cristiana e fuori da qualsiasi civiltà evoluta.

La lectio magistralis del Presidente della Caritas Italiana, Mons. Francesco Montenegro, ha aperto uno squarcio sulle ipocrisie del presente e ha intimato sul piano etico a tutti l’esigenza di essere coerenti nell’azione sociale, educativa e culturale.

Viviana Pizzi

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