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Piena di Grazia, per la storia di una donna del Sud arriva la segnalazione al premio Strega

L'opera è stata segnalata dal critico letterario Francesco Durante. La scrittrice sannita a un passo dal sogno.

| di Viviana Pizzi
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Nuovo traguardo per la scrittrice Licia Pizzi, sannita di San Bartolomeo in Galdo. La sua ultima fatica letteraria "Piena di grazia" pubblicata dalla casa editrice indipendente "Ad est dell'equatore" è stata segnalata al Premio  Strega dal critico letterario del Mattino di Napoli Francesco Durante. Il libro è tra i 57 papabili all'ambito premio. 

Il Premio Strega è uno dei maggiori premi letterari in Italia. Venne istituito nel 1947 dai proprietari della casa del liquore omonimo di origini beneventane. E "Piena di grazia" racconta proprio di uno spaccato sociale del sannio beneventano. 

"Siamo onorati di poter partecipare a questo ambitissimo concorso letterario - dichiarano dalla casa editrice "Ad est dell'equatore -  e ringraziamo in particolar modo Francesco Durante per averci supportato.Il meccanismo del Premio prevede che la scelta del vincitore sia affidata ad un gruppo di quattrocento uomini e donne di cultura, tra cui gli ex vincitori. Un premio nato da abitanti del sud, e a cui noi partecipiamo raccontando una storia del meridione".

.​Il sogno è quello di arrivare in finale. Ma come funziona? La decisione è in programma domenica. Alle 12.30, nel corso di una conferenza stampa che avrà luogo all’Auditorium Parco della Musica, i componenti del Comitato Direttivo del Premio annunceranno i nomi dei 12 finalisti della settantatreesima edizione del Premio Strega. La presentazione della dozzina, poi, come ormai di consueto da qualche anno, si terrà a Benevento ad aprile.

Ma il premio Strega non è altro che la consacrazione definitiva di un talento letterario sopraffine. Infatti lo stesso romanzo è stato segnalato al Premio Calvino opera prima con la seguente motivazione: “Per la potenza visionaria di una serrata favola nera in cui non esiste remissione né salvezza per nessuno, ambientata in un truce e lutulento Sud fuori del tempo”. È giunto secondo al premio InediTO Colline di Torino, edizione 2018.

Ci eravamo già occupati di questo romanzo con una precedente intervista a Licia Pizzi datata 26 novembre 2018. La riproponiamo per entrare nel mondo di Grazia. 

Grazia ha forza fisica e rabbia cieca a crescerle dentro, una rabbia cui non sa dare un nome, ma che accetta come dato oggettivo: come la sua povertà, la sporcizia, l’assenza di prospettiva. La personalità di Grazia si incontra e si scontra con quella di Don Rafele, capostipite della famiglia di macellai più ricca del paese, che ha costruito la sua fortuna sui maiali, la chiede a servizio e per Grazia sembrerebbe iniziare una nuova vita: vivere sotto lo stesso tetto di Nuccio, il primogenito di Don Rafele di cui è segretamente infatuata, avere una nuova posizione sociale, guadagnare e a mantenere la sua famiglia. In poco tempo scoprirà sulla sua pelle il prezzo dell’illusione, un lusso che quelli come lei non possono permettersi. Il destino sembra impossibile da piegare: si può davvero scegliere, quando non si hanno parole per definire la realtà? Quando il concetto stesso di realtà è piegato dal pregiudizio, dalla paura del diverso, dai canoni non scritti di un mondo immobile e pre-logico? Ogni personaggio sembra combattere con questa domanda, ma la redenzione resta lontana e irraggiungibile. Per tutti.

Si tratta altresì di un libro femminista senza la pretesa di esserlo. Un'opera vera, bella e degna di essere letta e riletta. Perché ciascuna donna può essere un po' Grazia. Quella bruttina ma forte capace di fare i lavori pesanti, quella non scelta da un uomo (raffigurato in Nuccio) perché non ricca abbastanza e perché giudicata non abbastanza dalla famiglia di Don Rafele, che la sceglie invece come balia per i maiali e per il piccolo di due anni, visto come una sventura da quando nacque. Grazia rappresenta i pregiudizi della società. Grazia rappresenta l'ignoranza e le credenze nei malefici. Grazia è il simbolo delle donne del Sud che in prima battuta non si ribellano al loro destino. Ma Grazia sarà anche la riscossa. Non diciamo di che tipo perché vogliamo lasciare questa curiosità ai lettori dell'opera più coinvolgente della scrittrice Licia Pizzi. Pensata molto e molto particolareggiata nelle sue descrizioni, è capace di far entrare il lettore a contatto con quanto raffigurato e di trasformarlo in immagini vive e reali. A noi di Altomolise.net la scrittrice ha svelato alcuni retroscena del suo romanzo in questa intervista. 

Chi è e cosa rappresenta Grazia nel contesto del racconto?

Grazia è la protagonista, diciamo in qualche maniera involontaria, della storia. Involontaria perché gli eventi, fino ad un certo punto, sembranoagirla piuttosto che essere azioni consapevolmente compiute. Grazia rappresenta quindi la forza sotterranea e pre-logica che è persino superiore alla consapevolezza di sé.

La storia, che racconta spaccati di vita rurale, è o non è parte di avvenimenti realmente accaduti?

È una storia accaduta senza esserlo realmente, in un luogo metaforico senza nome e precisa collocazione geografica, dove i rimandi al nostro primo ‘900 sono sicuramente il dato più evidente, senza però corrompere la dimensione atemporale. La narrazione è di fantasia, ma mi azzarderei a dire che interseca una storia comune in qualche modo a ogni Sud del mondo: quella della sapienza magica, del pregiudizio, della paura del diverso.

Nello scrivere la storia ha puntato su un eventuale processo di identificazione del lettore in uno dei personaggi?

Non saprei dire se ho puntato in maniera volontaria su questo aspetto.  I personaggi così come raccontati nel contesto della narrazione non sono identità ‘contemporanee’, ma sicuramente riescono a restare attuali perché lo sono le emozioni che provano: l’interrogarsi sul senso di sé, la ricerca dell’amore, la frustrazione, la colpa, la questione del posizionamento sociale. I temi che muovono donne e uomini mutano con lentezza, o forse non mutano affatto.

Un libro femminista senza la pretesa di esserlo. Quali le sfaccettature patriarcali dei personaggi di Don Rafele e del figlio Nuccio, amore platonico e illusione per Grazia?

Nessuno dei personaggi è completamente positivo o negativo. Gli uomini - ma anche le donne- del romanzoappartengono a un certo tipo di società, non descritta ma suggerita con forza come dicevamo prima, per cui sottostanno a delle regole non scritte dove esiste chi comanda e chi subisce. Come sempre, come dappertutto, purtroppo. Penso che tutti i caratteri del libro siano tutti in qualche modo vittima di un sistema che, ad ognuno secondo il proprio grado di “potenza”, sottrae la possibilità di scelta.

Senza spoilerare troppo sul finale del libro, qual è il concetto di riscatto per Grazia e per le persone i cui sogni vengono infranti dalla durezza della vita quotidiana?

Il riscatto sta appunto nella percezione del possibile. Grazia, che per tutto il tempo del romanzo ha fatto ‘a bbrava’, stando attenta alle indicazioni della nonna e della madre, anche queste figure potenti e silenziose come lei, e si concede di pensare, finalmente. E di immaginare cosa c’è “oltre la montagna”.

Viviana Pizzi

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