Un brindisi con ...Gioconda Marinelli:"Nel nome del vino" il suo più recente libro

Grande scrittrice di lungo corso è  figlia di una dinastia millenaria di artigiani di campane

| di Domenico Lanciano
| Categoria: Attualità
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Gioconda Marinelli, figlia di una delle più illustri dinastie

artigiane d'Europa (quella dei fonditori di campane con sede millenaria in Agnone del Molise), è una di quelle scrittrici di lungo corso che ha  lavorato sempre così tanto da non avere nemmeno il tempo di autopromuoversi nei grandi salotti letterari (cittadini o

televisivi nazionali), rimanendo fedele a quel poderoso e serio spirito artigiano che l'ha generata. E sì che ne avrebbe di solidi motivi per stare costantemente alla ribalta, avendo scritto su o con illustri personaggi italiani come, ad esempio,  Dacia Maraini, Michele Prisco, Maria Orsini Natale, ed avendo dato alle stampe, altresì, molte altre impegnative pubblicazioni (l’ultima in ordine di tempo “L’ospite inatteso” Giovane Holden edizioni, dove riprende la storia della sua famiglia di fonditori), nonché  pregiati volumi sull’arte campanaria.

 

Nel recentissimo volume "Nel nome del vino" (edizioni "www.homoscrivens.it") trova come suo partner letterario Antonio Valerio, architetto per studi e viticoltore per passione. Quindi, una narratrice, Gioconda Marinelli, e un viticoltore, Antonio Valerio, si incontrano per celebrare la freschezza e la suggestione di un calice di vino. Nasce così una storia, dove vini e leggende si intrecciano con saggezza e poesia, come una fiaba, che scorre tra realtà e fantasia. Raccontano della comune terra natìa, il Molise, una regione piccola ma traboccante di storia e tradizioni, di cultura e arte, di straordinarie bellezze naturali. Una terra fuori dal tempo e dal mondo, grondante di sacrifici, palpitante di battiti selvaggi, fiera come gli orgogliosi Sanniti che la abitarono.

 

E il vino è pur sempre lo specchio del territorio in cui nasce, l'immagine della terra dove la vite ha affondato le sue radici, ha bevuto e si è nutrita, emanando la luce che ha assorbito e la suggestione delle abili mani che hanno raccolto i suoi grappoli. Un inno, dunque, alla propria terra natìa ma anche a quel mondo universale che nel vino da millenni trova godimento e moltiplica

cultura, aggregando persone ed affetti,  unendo i popoli più diversi del nostro pianeta che esaltano stupendamente questo nettare degli dei in

tutti i continenti. Vino come gioia e solarità, amicizia e

trascendenza, nutrimento fisico e spirituale ... capace di essere simbolo stesso di un'arte umana tra le più gloriose e sensibili.

 

Domenico Lanciano

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