Lega e famiglie tradizionali, a Trento chi protesta viene caricato dalla polizia

| di Viviana Pizzi
| Categoria: Attualità
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Manca una settimana al grande convegno sulla famiglia previsto a Verona. Per il quale il Governo Conte dopo le numerose proteste ha tolto il patrocinio, al quale però partecipano i ministri Salvini, Fontana e Bussetti della Lega. Un anticipo di quello che potrà essere lo abbiamo avuto ieri in Provincia di Trento, dove grazie al nuovo governo della Lega è stato organizzato un convegno sul genere in maniera restauratrice, che non aveva altro obiettivo se non quello di restaurare quanto i partiti autonomisti legati al Pd avevano fatto in materia di genere a Trento. Anche nel civile Trentino, che sembra essere anni luce distante dalle nostre realtà molisane e abruzzesi, si tenta quindi di restaurare il clima secondo il quale la donna deve essere eterosessuale e madre di famiglia. Magari senza aspirare a ruoli apicali sul mondo del lavoro. 

Ma a Trento esiste un antefatto. Ed è riferito ai percorsi di decostruzione degli stereotipi di genere che era stato portato avanti dalla Giunta della provincia autonoma della scorsa legislatura. Erano rivolti agli insegnanti. Che a sua volta avrebbero insegnato ai bambini che l'idea stereotipata di donne e uomini era sbagliata e che tutti, indipendentemente dal sesso, potevano fare della propria vita quello che volevano. In questi corsi l'orientamento sessuale veniva toccato in maniera marginale. 

Ma cosa è successo? Che la Lega al Governo ha revocato questi corsi e ha tentato attraverso il convegno di ieri di tornare indietro. Ma femministe e movimenti lgbt si sono ribellati e sono stati caricati dalla polizia. 

Come riferisce Il Dolomiti  ci sono state botte, manganellate, cariche delle forze dell'ordine contro studenti, universitari, anziani, professori, persone come tante che si erano recate in Provincia per ascoltare il convegno a senso unico promosso dal duo Bisesti - Segnana e magari esprimere un'opinione. E invece è finita come mai era finita. Con i corridoi della Provincia teatro di scontri e insulti, con un consigliere provinciale, Claudio Cia che avrebbe gridato ai manifestanti un ''democratici di merda'' per poi andarsene.

Un clima da inquisizione che presto potrebbe farla da padrone anche nel resto d'Italia. In Abruzzo dove la Lega è ormai maggioranza con 4 assessori regionali e 10 consiglieri. E in Molise dove nonostante gli scontri tra l'Assessore Mazzuto e le fuoriuscite Romagnuolo e Calenda, il clima lega è fortissimo e si organizzano liste leghiste in vista delle amministrative del 26 maggio 2019 soprattutto a Campobasso e Termoli dove il partito di Salvini è in tutti i tavoli delle trattative. Certo è che nelle regioni di riferimento non è stato fatto lo stesso lavoro di Trento in materia di decostruzione dei ruoli di genere. E' solo del 2018 il primo Molise pride. Ed è del 2019 lo speakers corner organizzato a Campobasso contro il messaggio del convegno di Verona. Ma essere attenti non è mai reato. Come non lo è difendere diritti e libertà acquisite negli anni scorsi. 

Per vedere i video sugli scontri di Trento cliccare qui. 

 

Viviana Pizzi

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