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Ricordo di Lellio Molinaro, sindaco di Trivento dal 1972 al 1982: le parole di Tullio Farina

Trentaquattro anni fa, esattamente nella giornata del 9 giugno 1985, moriva Lellio Molinaro, sindaco democristiano di Trivento, nonché presidente della Comunità montana Trigno–Medio Biferno, dal 1972 al 1982.

| di Tullio Farina
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Grazie alle sue indiscusse capacità di saggio amministratore e grazie al suo costante e produttivo impegno per la soluzione dei problemi che impedivano lo sviluppo del territorio triventino, si conquistò sempre i consensi della popolazione e, sebbene risultato primo eletto nelle elezioni del 1982,  con una valanga di voti di preferenza, non disdegnò di fare un passo indietro, rimanendo semplice consigliere comunale, permettendo così l’elezione a sindaco del prof. Nicola Santorelli, pur di consentire la prima formazione di una giunta di centro sinistra. In buona sostanza, antepose le sue ambizioni personali al bene del paese. Quella, grazie alla sua rinuncia e alla sua intuizione, fu una buona amministrazione, la prima di centro sinistra dopo tantissimi anni di monocolore democristiano. Oggi chi lo avrebbe mai fatto? Ricordo che quel giorno era di domenica, così some quella di oggi, e si votava per il referendum sulla scala mobile, voluto da Bettino Craxi, quando verso le ore 10,00 a piazza fontana appresi la dolorosa ed infausta notizia della sua morte che arrivò da Roma, dove era ricoverato in un ospedale. In quel momento mi accorsi di aver perso un caro amico, di quelli che non si ritrovano più. E’ stato un grande sindaco non tanto per le sue capacità politiche caratterizzate anche da errori, poiché come tutti gli esseri umani degli errori li aveva pure commessi, ma soprattutto per le sue qualità umane davvero eccelse.

Di animo buono, affabile, comunicativo, sempre disponibile al dialogo e sempre pronto ad aiutare tutti senza distinzione di colore politico; amico di tutti, soprattutto dei giovani con i quali trascorreva buona parte del suo tempo. Ha saputo incarnare nel migliore dei modi il ruolo e la funzione istituzionale del Sindaco, non sentendosi mai uomo di parte, ma il sindaco di tutti, cercando sempre il dialogo e mai lo scontro aperto. Molte volte era più disponibile verso chi non lo aveva votato proprio per non dare la sensazione di risentimento e di contrarietà nei confronti dell’avversario che, pur in quel ruolo, considerava sempre amico  e degno di rispetto. Questo è l’esempio più bello che mi ha lasciato e di cui io ho fatto tesoro. Era disposto a riconoscere le posizioni errate che qualche volta assumeva, e sapeva far tesoro dei consigli degli altri  rettificando le decisioni prese. Non era capace di mettere in atto ritorsioni e dispetti nei confronti di chi lo ostacolava, ma cercava sempre di costruire ponti e non muri perché riteneva che il dialogo, anche acceso, poteva essere motivo di incontro e di chiarimento. Ricordo che durante una seduta consiliare del 1979 ci fu uno scontro verbale violentissimo tra lui e il gruppo dei tre consiglieri socialisti, nel quale c’ero  anch’io, che insieme ad altri quattro consiglieri comunisti costituivano la minoranza,  tanto da dover  richiedere l’intervento di un medico perché la sua pressione era arrivata alla stelle. Ma lo spiacevole episodio non impedì che a tardissima notte, ossia alla due di notte ero con lui in un ristorante a cenare e si rammaricava che se fosse accaduto di peggio avrebbe perso l’occasione del momento conviviale. Potrà sembrare strano l’orario di cena, ma in quei tempi la politica era seria, le discussioni sui problemi duravano ore ed ore perché iniziavano alle 18,00 e terminavano dopo la mezzanotte; addirittura con l’approvazione dei bilanci le sedute iniziavano dalla mattinata. Oggi invece dopo manco un’ora di discussione inizia l’agitazione delle spalle, sembra che sulle sedie ci sia il fuoco di sant’antonio e si pretende la fine dei lavori, perché si ha altro da fare.  In un'altra occasione sempre su fronti opposti ci recammo a Roma insieme, a nostre spese con la mia macchina  senza missione alcuna e rimborsi spese, al Ministero della giustizia a parlare con il sottosegretario alla Giustizia pro tempore, l’isernino  Lombardi, per cercare di risolvere la problematica della costruzione del carcere e la sera ci trovammo coinvolti per un caso fortuito in una situazione simpatica ed imbarazzante in un locale notturno chiamato “ Glu Glu”. Finì in situazioni comiche, non certamente volgari, tanto che ancora oggi l’accaduto è oggetto di ricordo e di divertimento tra gli amici. Se a ricordare Lellio oggi, non sono gli amici democristiani, ma un socialista qualche motivo dovrà pur esserci. Personalmente devo molto a Lellio perché mi ha insegnato a tenere separata la politica dall’amicizia e questo è il più bel dono che mi ha lasciato in eredità. Se oggi la politica è scaduta è perché manca uno come Lellio che sa interpretare il ruolo del sindaco. Oggi prevalgono dispetti, risentimenti, ritorsioni, permalosità. Chi riveste un ruolo istituzionale non comprende che deve spogliarsi di ogni forma di condizionamento e rappresentare ed ascoltare tutti e che soprattutto il Comune è casa di tutti e non solo della maggioranza. Un sindaco non deve mai essere autoritario, ma autorevole e l’autorevolezza è la chiave che apre ogni porta, perché prima di essere rispettati bisogna rispettare. Oggi non ci sono i Morganti , ma tanti Margutte della politica  perché sono  pseudo politici che non provengono da una trafila di esperienze amministrative, ma sono saltimbanchi, giocolieri e menestrelli  che non hanno cognizioni di base di cosa sia veramente  la politica e di come si attua. Con Lellio è stato bello fare politica ed averlo come avversario, ma mai come nemico. Oggi, invece, la fine del ciclo amministrativo di questi ultimi cinque anni per me è stata una liberazione da un incubo. Addio Lellio, potrai mancare fisicamente, ma spiritualmente sei quotidianamente presente nella mia mente e nel mio cuore In questi 34 anni non c’è stato mai un mese che non abbia pensato a te. Grazie per tutti i momenti belli soprattutto, quelli estivi trascorsi insieme, pur essendo politicamente l’un contro l’altro armati. 

 

 

Tullio Farina

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