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Calenda su chiusura reparto neonatale di Termoli: «Una terra dove è vietato nascere non ha futuro. I nostri parlamentari dove sono?»

| di Filomena Calenda
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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«La sconfitta della politica è arrivata in una torrida giornata d’estate. La chiusura del Punto Nascite della città di Termoli è l’anticamera di quello che accadrà nella nostra regione se non ci sarà subito una levata di scudi generali, che parta dai rappresentanti delle istituzioni e che coinvolga ogni singolo cittadino. Una terra dove è vietato nascere non può avere futuro». Queste le dichiarazioni della Presidente della IV Commissione Consiliare Permanente della Regione Molise, Filomena Calenda, in merito alla soppressione del reparto neonatale all’ospedale “San Timoteo”.

«Il Molise, ancora una volta – ha spiegato Calenda –, è stato penalizzato dai piccoli numeri e da una gestione della cosa pubblica che antepone gli aspetti economico-finanziari ai servizi offerti e garantiti, di fondamentale importanza per la crescita e lo sviluppo di un territorio. Ancor più grave è che i tagli riguardino l’ambito sanitario, muovendosi sempre sul sottile e delicato confine del diritto alla salute. La scure abbattutasi sul Basso Molise non deve lasciare indifferente il resto della regione. I segnali che provengono da Roma sono tutt’altro che incoraggianti, vedasi il recente ridimensionamento che sta investendo anche i presidi ospedalieri di Isernia e Agnone. Il governo del cambiamento in poco più di un anno si è tramutato nel governo del fallimento – ha continuato il consigliere regionale –. L’unica soluzione individuata per rientrare dal debito sanitario è stata la chiusura dei reparti e la sospensione di prestazioni essenziali. Non servivano di certo degli esperti per arrivare a queste conclusioni. Ci si aspettava di meglio, si sperava che, almeno per un volta, gli interessi del Molise e dei molisani fossero presi in considerazione.

Trovo di una gravità unica, inoltre, le dichiarazioni del ministro della Salute, Giulia Grillo, circa la necessità di salvare soltanto uno tra i reparti neonatali di Termoli e quello di Isernia. Scelta poi caduta su quest’ultimo grazie anche alla mobilitazione di questi ultimi anni e a una strategia vincente, che ha portato a un incremento delle nascite (superiori alle 500 annue). Un ragionare secondo una logica del “mors tua vita mea” che mira a innescare dissidi e campanilismi tra i molisani, che ora più che mai, invece, devono restare compatti e uniti. Le considerazioni da fare sono altre. Perché, ad esempio, in Basso Molise ci si è mossi solo all’ultimo momento, perché tante donne hanno deciso di partorire fuori regione, in particolare presso l’ospedale di Vasto? Anche in questo caso, sulla scorta di quanto accaduto a Isernia, la politica poteva e doveva impegnarsi di più, facendo del Punto nascite del San Timoteo un reparto di riferimento non solo per i comuni limitrofi, ma anche per le neomamme abruzzesi e pugliesi».

La Presidente della IV Commissione, inoltre, ha commentato anche l’indiscrezione secondo cui il numero di parti minimi annui per il mantenimento del servizio sarà portato da 500 a 1000. «Se tale notizia dovesse avere fondamento – ha spiegato – a breve rimarrà in piedi solo il reparto neonatale di Campobasso. Una situazione che diventerà insostenibile. I tecnici romani non tengono conto delle peculiarità del nostro territorio, delle condizioni delle strade, molte delle quali ridotte a poco più di una mulattiera. Ci diano allora i fondi per realizzare arterie veloci, soprattutto per far fronte al problema delle malattie tempo dipendenti.  Non serve prendersela con i commissari, che sono solo degli esecutori di ordini; la vera battaglia si gioca in Parlamento dove, purtroppo, la maggior parte dei nostri rappresentanti dimostrano una totale condiscendenza rispetto a dei provvedimenti che stanno distruggendo il nostro Molise».

 

Filomena Calenda

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