Belmonte del Sannio e la guerra dei fuochi pirotecnici pomo della discordia tra il parroco e l'amministrazione comunale

| di Maria Carosella
| Categoria: Attualità
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Storie di ordinaria follia in un paesino dell'Alto Molise, Belmonte del Sannio. Pomo della discordia la sede per l'esplosione dei fuochi pirotecnici per le feste religiose. Protagonisti: una abitante del paese, l'amministrazione comunale , il parroco Don Francesco Martino. Ci sono in questa storia tutti gli ingredienti che riportano alla memoria le crociate medievali, dove per futili motivi o per motivi apparenti che celavano ben altri interessi, si poteva anche distruggere l'altro, vedi caccia alle streghe. 

Le feste vanno onorate attraverso i riti sacri, civili e l'immancabile "sparo" o meglio fuochi di artificio. Il parroco comunica come consuetudine e con largo anticipo, che il giorno dell'Addolorata alla fine della processione ci saranno i fuochi pirotecnici, categoria C, che non rappresentano pericolo per la popolazione e l'unico vincolo da rispettare è quello della distanza di 20mt dalle persone. Ma la mattina della festa il parroco viene avvertito da due consiglieri comunali, che i fuochi non avverranno nel consueto luogo, sopra il castello, ma vicino al plesso scolastico  e non si effettueranno alla fine della processione ma a metà del percorso.

Il parroco a quel punto celebra regolarmente messa, ma non officia il corteo sacro della processione perchè avverte un malore e un gruppo di belmontesi si carica sulle spalle la statua della Madonna e effettua un corteo per il paese. Qualcuno avverte la curia che don Francesco non presiede il rito sacro della processione e si vocifera che è in via di espulsione dalla parrocchia

 Il tutto parte dal lontano dal 2016, quando una abitante di Belmonte protesta ufficialmente presso il comune per la sede dello sparo non ritenendolo idoneo perchè arreca fumo e detriti nella sua proprietà. Dal racconto di don Francesco si apprende che alla signora rispose l'allora sindaco Borrello dopo aver interpellato la prefettura, risposta che confermava la stessa sede motivata dal fatto che i fuochi e la scelta della sede non rappresentavano alcun pericolo per le persone. Qualcuno afferma che il nuovo gruppo politico insediatosi  al comune con le ellezioni del 2019, voglia in qualche modo un ricambio del parroco.

Adesso si è in attesa della decisione della curia. Naturale viene chiedersi: ma sono questi i problemi emergenti delle aree interne in via di spopolamento? La politica deve fare le sue scelte a nome del rilancio di queste piccole ma belle realtà , ma forse anche la popolazione che abita questi territori dovrebbe necessariamente fare un salto culturale. Il progresso e' legato all'unione, alla solidarietà, allo sforzo collettivo delle persone e non alle guerre per futili motivi risolvibili semplicemente con un confronto leale e diretto come si fa tra persone  e enti civili e religiosi.

Maria Carosella

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