Donne sopravvissute alla violenza, la cronaca insegna: non importa la classe sociale, cattive leggi e padri padroni le rendono vulnerabili

| di Viviana Pizzi
| Categoria: Attualità
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Cosa hanno in comune la donna vittima dell' avvocato campobassano e la ragazza di 16 anni vittima dell'egiziano 19enne? In apparenza nulla. La prima è una madre di famiglia che per 6 anni subisce violenza fisica e sessuale dal marito. La seconda è una 16enne schiava anche della droga e che vive nella parte della società dimenticata dai lustrini. 
In realtà hanno tutto in comune. Sono entrambe vittime del sistema e della misoginia. Un sistema patriarcale dove l' uomo afferma con la violenza il suo dominio. 
Nel caso della mamma di famiglia, lui il padre padrone si imponeva sminuendola e poi facendole subire rapporti  sessuali davanti ai figli minori. 
Nel caso della sedicenne la violenza si svolgeva  anche in piena strada come è stato dimostrato nel video da cui è partita l' indagine. In comune quindi anche il fatto che la violenza non si limitasse alle mura domestiche. 
In comune però c'è anche altro: la mancata necessità di una misura cautelare in carcere per i due aguzzini. 
Entrambi sono stati soltanto allontanati dalle vittime. Con leggi del tutto inadeguate a garantire la sicurezza delle donne che subiscono violenza. 
Avvicinarle ancora significherebbe andare in carcere. Ma chi ci assicura che al prossimo appuntamento non possa avvenire un femminicidio? 
Di certo anche con l'avvento del codice rosso le misure contro questi padri padroni non hanno ancora raggiunto l' arresto in Molise. 
Un codice rosso che sembra aver fallito completamente il suo obiettivo. I colpevoli restano a piede libero e le donne continuano a subire, da qualsiasi classe sociale provengano.

Viviana Pizzi

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