Mancata assistenza nelle carceri, interviene Aldo Di Giacomo

| Categoria: Attualità
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Garante nazionale dei detenuti, di solito sempre pronto ad intervenire su tutto, questa volta continua ad 
ignorare la drammatica situazione che si registra nel carcere di Campobasso, dove sono negati i diritti 
elementari di tutela della salute dei detenuti, innanzitutto a causa della carenza di personale medico ed 
infermieristico. Al terzo giorno di legittime poteste degli stessi detenuti, ai quali è impedito ogni possibilità di 
analisi cliniche e visite specialistiche, mi vedo costretto a sostituire il Garante a riprova che la nostra iniziativa 
è sempre rivolta all' “emergenza carcere” che tocca direttamente il personale penitenziario come i detenuti, 
con le dovute differenze ma senza distinzione”. Lo sostiene il segretario generale del Sindacato di Polizia 
Penitenziaria (SPP), Aldo Di Giacomo che ha inviato una lettera aperta al Garante dei Detenuti e per 
conoscenza ai Ministri di Grazia e Giustizia Bonafede e alla Salute Speranza. “Il “caso Campobasso” è 
emblematico e al tempo stesso significativo dei problemi che riguardano l'assistenza sanitaria della 
popolazione carceraria di tutti gli istituti penitenziari italiani. Si sottovaluta che due detenuti su tre sono 
malati e che sono in aumento Hiv e tubercolosi. Si stima che – riferisce Di Giacomo- gli Hiv positivi siano circa 
5.000, mentre intorno ai 6.500 i portatori attivi del virus dell'epatite B. Tra il 25 e il 35% dei detenuti nelle 
carceri italiane sono affetti da epatite C: si tratta di una forbice compresa tra i 25mila e i 35mila detenuti 
all'anno. Risulta poi dai dati ufficiali del Ministero della Giustizia che un terzo della popolazione sia straniera, 
e, con il collasso di sistemi sanitari esteri, con il movimento delle persone, si riscontrano nelle carceri tassi di 
tubercolosi latente molto più alti rispetto alla popolazione generale. Se in Italia tra la popolazione generale si 
stima un tasso di tubercolosi latenti, cioè di portatori non malati, pari al 1-2%, nelle strutture penitenziarie 
sono stati rilevati il 25-30%, che aumentano ad oltre il 50% se consideriamo solo la popolazione straniera. La 
situazione – commenta il segretario del S.PP. - è ancor più preoccupante in quanto, secondo i medici, un 
detenuto su due risulta essere tubercolino positivo e questo sottintende una maggiore circolazione del 
bacillo tubercolare in questo ambito. È, quindi, indispensabile effettuare controlli estesi in questa 
popolazione, perché il rischio che si possano sviluppare dei ceppi multi resistenti è molto alto, con 
conseguente aumento della letalità nei pazienti in cui la malattia si sviluppa in modo conclamato. In questa 
situazione – conclude Di Giacomo – è intollerabile che si parli solo ed esclusivamente di assicurare i LEA 
(Livelli essenziali di assistenza) ai detenuti escludendo il personale penitenziario, continuando a sottovalutare 
i rischi. Per questo le promesse del Ministro Speranza per rafforzare i servizi della sanità carceraria devono 
tradursi in fatto coinvolgendo le Regioni a cui sono delegate specifici compiti che non riescono ad assolvere 
per carenza di personale e di fondi”.

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