"QUESTO NON E' UN PAESE PER GIOVANI"

Lo scrive in una lunga missiva il docente dell'Isiss Agnone, Paolo Tanzj

| di Francesco Paolo Tanzj
| Categoria: Attualità
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Lo scrittore Paolo Tanzj
AGNONE – Questo non è un paese per giovani. Potrebbe essere il titolo di un nuovo film dei fratelli Cohen, ambientato però questa volta – anziché nella spietata America dei killer – nel ventre molle d’un tèpido “paese dell’Italia meridionale”, come scriveva William A. Douglass, e della sua patologica malattia: l’emigrazione, che ha spopolato un territorio un tempo ricco di attività, di tradizioni e di cultura. Un’area che ha visto più che dimezzarsi inesorabilmente la sua popolazione, perdendo progressivamente ogni speranza di sviluppo e inducendo sempre più le giovani generazioni a cercare altrove le opportunità di una propria affermazione nel lavoro e nella società, fino a diventare nient’altro che “un paese per vecchi”. Una serie di scelte scellerate – per parlare solo degli ultimi 50 anni – che, attraverso il clientelismo e l’assistenzialismo prima, e una progressiva, scientifica emarginazione territoriale poi, sono riuscite a distruggere ogni residuo di spirito imprenditoriale e propositivo, un tempo vanto e linfa vitale dei paesi – ne abbiamo contati per adesso 17 – che compongono quello che abbiamo voluto chiamare “Alto Molise-Vastese”. E i giovani, dunque, in cosa dovrebbero credere, in chi riporre le proprie aspettative, da quale parte prendere l’esempio per avere fiducia in se stessi e progettare il proprio futuro, se intorno a loro lo sfacelo economico-demografico e un atteggiamento sempre più diffuso di accettazione passiva della realtà hanno ormai preso piede in tutti i settori della società? Sembra quasi che in tutti questi anni sia stato volutamente perseguito un disegno nascosto, teso a privare le zone montane interne – sia del basso Abruzzo che dell’Alto Molise – di ogni necessaria infrastruttura (strade, trasporti, uffici, imprese, etc…) a vantaggio delle aree centrali delle rispettive provincie, che probabilmente da sole non sarebbero mai riuscite a decollare e che infatti oggi sono destinate anch’esse a scomparire sotto la mannaia – anch’essa colpevolmente ritardataria – della recente manovra finanziaria per ridurre il debito pubblico nazionale. Sembra che nel frattempo nessuno - nella generale apatia della classe dirigente locale, per lo più occupata in modo autoreferenziale a gestire il proprio tran tran quotidiano - si sia accorto di cosa stava succedendo, di quante e quali occasioni di sviluppo si stavano perdendo, di quali preoccupanti segnali di decadenza bisognava tener conto, di quanto fosse invece necessario studiare e mettere in atto nuove strategie per la rinascita. Le Comunità Montane ad esempio – basti pensare a quella dell’Alto Molise, recentemente commissariata – che avrebbero dovuto assolvere al compito di unire forze e culture per individuare un cammino comune, si sono rivelate inutili carrozzoni per distribuire incarichi e assessorati a chi non aveva spazio nei rispettivi consigli comunali, pratica ben nota questa alla mediocre casta dei politicanti nostrani. Tant’è che l’unica cosa che avrebbero dovuto fare, e cioè la lotta ai campanilismi e la formazione di una cittadinanza condivisa, non è stata mai posta in essere, così come non si è portata avanti una politica turistica comune, né tantomeno energetica o scolastica, occupazionale o dei trasporti. Le uniche iniziative di rilievo sono state spesso frutto dell’impegno disinteressato delle tante associazioni locali, che peraltro non sono state mai aiutate a realizzare come si sarebbe dovuto i loro progetti lungimiranti. Ma, si sa, la forza della mediocrità sta nel non permettere che qualcun altro faccia ciò che chi dovrebbe non sa – o non vuole - fare! E tutto questo da cinquant’anni, fino ad accorgersi adesso che tutto è perduto! L’ospedale, l’università, il turismo di qualità, l’artigianato artistico, l’agricoltura doc e i suoi derivati, e quant’altro la professionalità e l’abnegazione dell’antico spirito imprenditoriale delle nostre genti avrebbe potuto ottenere, sono ormai – o stanno per esserlo - un smplice ricordo. Nonostante l’ormai raro e donchisciottesco impegno di pochi, le residue speranze di una rinascita sono ormai ridotte al lumicino, se non del tutto fallite. Ecco perché oggi assistiamo a un proliferare di iniziative spontanee (in gran parte veicolate dalle moderne tecnologie informatiche: vedi Facebook) che, in un modo o nell’altro, invitano ad una presa di coscienza popolare e ad attivarsi in prima persona nella lotta contro lo spopolamento e la desertificazione. Anche proponendo la secessione (come nel caso di Vogliamo che l’Alto Molise torni in Abruzzo) o lo sciopero delle schede elettorali (vedi I lupi scendono a valle, Il cittadino c’è), o quanto meno una sostanziale unità di intenti (Abruzzo e Molise uniti, Alto Molise libero). Iniziative queste forse utopistiche, ma che almeno denotano una gran voglia di lavorare per credere ancora nel domani, anche perché – come qualcuno ebbe a dire tempo fa, per rispondere alla solite critiche disfattiste – in ogni caso e comunque “Le cose vanno fatte! Se non altro per poter guardare in faccia i nostri figli”. Ma l’atmosfera da queste parti non è certo delle più incoraggianti e prevale ovunque lo sconforto e la rassegnazione. Insomma, in barba alle leggi sulla montagna e alle mille promesse dei tanti pinocchi di turno, siamo tutti figli di nessuno! Ma non lamentiamoci troppo! Avremo almeno la certezza di vedere comunque qualche faccia nuova aggirarsi per le strade deserte dei nostri paesi: le buone badanti che tristemente ci faranno compagnia mentre aspettiamo che qualche figlio – da Roma, Bologna o New York – si ricordi di noi e venga un giorno a trovarci almeno per un po’. Ecco perché “questo non è un paese per giovani”. A meno che i giovani non si decidano a trasformarlo una volta per tutte. di Francesco Paolo Tanzj, professore presso l’Isiss “Giovanni Paolo I” di Agnone, (*) Prefazione ad un lavoro di ricerca, “dall’Europa all’Alto Molise-Vastese”, condotto dall’ Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore “Giovanni Paolo I” di Agnone, nell’anno scolastico 2009/2010.

Francesco Paolo Tanzj

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