A Schiavi d'Abruzzo in arrivo altri 15 profughi nei prossimi giorni

Il sindaco Piluso: «Polemiche da parte di chi è in paese 10 giorni l'anno»

| di Antonino Dolce
| Categoria: Attualità
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Nei prossimi giorni il neonato centro d'accoglienza di Schiavi d'Abruzzo accoglierà 15 immigrati che si sommeranno ai 20 già presenti. La conferma è arrivata stamattina - a margine del convegno Perché integrazione significa conoscenza? tenutosi al Palace Hotel di Vasto Marina - direttamente dal presidente del consorzio Matrix, Simone Caner, e dal viceprefetto di Chieti, Luciano Conti.

«La prefettura - ha detto Caner, intervistato alla fine dell'evento - ci ha chiesto la disponibilità per altri arrivi e noi l'abbiamo concessa per 15 profughi. La richiesta era più alta, ma preferiamo un inserimento graduale».

IL PARERE DI PILUSO - Durante il convegno, si sono succeduti gli interventi dei sindaci dei comuni del Medio e Alto Vastese che attualmente hanno un centro d'accoglienza sul proprio territorio: Giuseppe Masciulli (Palmoli), Gianfranco D'Isabella (Carunchio), Carlo Moro (Lentella) e Luciano Piluso di Schiavi d'Abruzzo.
«Nel nostro caso è ancora un'esperienza agli inizi - ha detto Piluso - ma finora non ci sono stati problemi. Come gli altri sindaci ritengo che l'integrazione sia una risorsa per le zone interne per crescere insieme».
Poi, un accenno alle polemiche di qualche settimana fa: «I contrari sono soprattutto persone che vengono in ferie per 10 giorni all'anno a Schiavi d'Abruzzo e vorrebber amministrare il paese. Questo tipo di immigrazione non ha nulla a che vedere con ciò che accade nelle grandi città. Penso che chi oggi è contrario quando toccherà con mano questa realtà dovrà ricredersi».

Al convegno erano presenti alcune scolaresche di Vasto, presto altri appuntamenti saranno replicati anche nel Vastese interno, dove fisicamente sono ubicati i centri d'accoglienza, come da invito del primo cittadino lentellese Moro: «Credo che sia giusto replicare simili iniziative di apertura anche nel Medio e Alto Vastese per coinvolgere le popolazioni locali».

Antonino Dolce

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