Corruzione: 144 indagati in Molise

Maxi inchiesta della Finanza coinvolge 24 amministrazioni locali

| di Ansa
| Categoria: Attualità
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L'egemonia degli appalti pubblici grazie a un cartello misto pubblico-privato. 144 persone indagate (molte ricoprono incarichi pubblici), 23 amministrazioni comunali delle province di Campobasso e Isernia coinvolte, insieme alla stessa Amministrazione provinciale di Isernia; 47 appalti pubblici truccati per un importo complessivo di oltre 27 milioni di euro e un danno erariale ipotizzato superiore ai 5 milioni di euro. Sono, questi, i numeri di una maxi inchiesta sugli appalti pubblici in Molise conclusa dalla Guardia di Finanza di Isernia per una lunga serie di reati, tra questi associazione per delinquere, corruzione, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata e falsità ideologica. L'inchiesta per oltre un anno ha riguardato decine di amministratori pubblici e imprenditori che sono stati monitorati attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali. Secondo gli investigatori, l'associazione per delinquere "fortemente radicata sul territorio e ampiamente articolata", composta sia da persone con incarichi pubblici che da imprenditori privati, aveva come scopo l'aggiudicazione fraudolenta degli appalti pubblici attraverso la corruzione e avrebbe costituito un 'cartello di imprese' per egemonizzare l'aggiudicazione delle commesse pubbliche in regione.

'Sistema' orchestrato da sindaco e imprenditore - Secondo le indagini svolte dalla Finanza il 'sistema' degli appalti pilotati scoperto in Molise era ''orchestrato e diretto'' dall'imprenditore Claudio Favellato e da Lenio Petrocelli, responsabile dell'Ufficio Gestione fondi strutturali della Regione e sindaco del comune di Acquaviva di Isernia. Tutto sarebbe stato finalizzato a creare una rete di amministrazioni 'amiche' attraverso l'inclusione di queste ultime nella programmazione dei finanziamenti Cipe per il dissesto idrogeologico, con motivazioni non legate alle reali esigenze di tutela ambientale e di protezione civile, ma solo per garantire l'aggiudicazione di ingenti opere pubbliche alle imprese riconducibili alla Favellato Holding, gruppo guidato da Claudio Favellato. L'organizzazione avrebbe avuto il suo punto di forza nell'accesso diretto ai centri decisionali nei ministeri, assicurando la veicolazione di finanziamenti del Ministero dell'Ambiente rientranti nel piano 'Italia Sicura' (piano che prevedeva fondi per quasi due miliardi di euro con 1155 interventi in tutta Italia nel solo 2015). La 'chiave' utilizzata da Favellato per poter avere collegamenti a Roma, sempre secondo la ricostruzione fatta dalla Finanza, era l'ex senatore ed europarlamentare calabrese dell'Udc Gino Trematerra. C'era poi un ulteriore canale: un manager in quota ad un importante partito politico.

Sorteggi truccati e carte false - Le imprese coinvolte si avvantaggiavano inoltre delle recenti norme introdotte dal decreto 'Sblocca Italia': potevano contare sulla possibilità di utilizzare la procedura negoziata per gli interventi di estrema urgenza in materia di vincolo idrogeologico per gare con importi fino a 5 milioni di euro contro il precedente limite che era fissato ad un milione di euro. Nel corso delle indagini è stato così riscontrato l'utilizzo "smodato e irregolare" della procedura negoziata a scapito della normale procedura aperta. Per gli investigatori c'era "una sistematica prevaricazione e limitazione della concorrenza attraverso la costituzione di veri e propri cartelli societari che riuscivano a garantirsi l'aggiudicazione totale delle opere pubbliche con condizioni vantaggiosissime, poiché essendoci un accordo precostituito a monte, gli affidamenti avvenivano con percentuali di ribasso minime rispetto alle reali condizioni di mercato, generando così ricavi extra da destinare alla lubrificazione dell'intero sistema illecito". Durante le indagini ci sono state numerose perquisizioni oltre a sequestri e acquisizioni di documenti. Sono stati accertati inoltre casi di sorteggi truccati, falsificazione di atti amministrativi e simulazione di necessità di urgenza. I finanzieri si sono pure imbattuti in casi di assenteismo tra i dipendenti del Servizio difesa del suolo della Regione Molise: 4 persone sono state denunciate per truffa.

Ansa

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