A proposito di statue di santi e di madonne nell’ Altosannio

| di Luigi Mastronardi
| Categoria: Varie
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Il proliferare di statue di santi e di madonne,di edicole votive e di cappelle religiose nell’Altosannio  è stato considerato da molte parti come un discutibile sintomo di recrudescenza confessionale. Secondo alcuni la cosa  potrebbe evidenziare manifestazioni di eccessiva credulità che allontanerebbero dal pensiero razionale soprattutto le menti più giovani e quindi quelle più esposte

 

Noi in tutta franchezza riteniamo che queste esibizioni spontanee di devozione e di pubblica adesione alla spiritualità, non solo siano opportune ma andrebbero anzi incoraggiate e vieppiù sollecitate  dalle autorità religiose e anche dalle istituzioni pubbliche. E ciò sia detto per vari motivi.

Nel deserto dei valori correnti la morale religiosa rimane pur sempre una moneta ben spendibile nella società contemporanea come baluardo alla vacuità di quelli che sono i princìpi dei nostri tempi: apparire,spendere,seguire mode effimere, vivere nell’immediato senza progettualità e quasi senza futuro.

I giovani e meno giovani si distaccano sempre più dalla spiritualità anche perché non hanno maestri e mentori adeguati che li formino e che sappiano indirizzarli

 La religiosità quindi è vista come una dimensione  estranea e lontana che non porta benefici nell’immediatezza ma che addirittura distoglie dalla fruizione di altre necessità e di altre mode  che però non  sono meritorie o edificanti.

Oppure ritengono che la religiosità nulla possa contro le varie dipendenze che sono vere e proprie piaghe della nostra società.

Inoltre le chiese sono sempre più vuote e sono frequentate soprattutto da anziani. Nei piccoli centri infatti quando non ci saranno più gli anziani le chiese probabilmente verranno chiuse.

I sacerdoti sono sempre di meno e sono oberati di conseguenza da troppe incombenze.

Come se ciò non bastasse l’arrivo di migranti da altri territori e da diverse culture ha comportato anche il dilagare di forme nuove di religiosità che però non sono nostre e  non appartengono al  territorio. Ma ovviamente come debba essere rispettabile qualunque altra lingua oltre l’ italiano,così è rispettabile qualunque altra religione oltre quella cattolica.

Però sarebbe cosa buona e giusta che in questo caso, in modo pacifico, riuscissimo a mantenere le nostre tradizioni così da non sradicarci del tutto e a far valere invece quelle che sono  le consuetudini del luogo e la nostra memoria storica.

In questa direzione dovrebbe bene andare allora la fioritura, anche sulle strade, di tante espressioni di culto cristiano. In modo che possano aiutare a rinforzare non solo la fede cattolica ma  che ricordino, quando le si pratichi e le si frequenti, che possa esserci una forza morale,una visione diversa ai problemi e alle avversità del vivere quotidiano dei fedeli, e non solo.

E che facciano anche da legittimo e lecito argine a nuovi movimenti religiosi che non rispecchiano però come detto la nostra storia e le nostre origini.

Invochiamo quindi maggiore attenzione e non disinteresse da parte delle istituzioni locali e di quelle religiose, affinchè queste rappresentazioni spontanee di pubblica devozione(statue ed edicole votive) siano meglio considerate ed anzi evidenziate con nuova passione e migliore partecipazione.

Per il bene di tutti.

 

 

 

 

Luigi Mastronardi

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