Il dialetto parlato diventa poesie: Marcuccio Butiniello presenta “Pnzièr e paròl”

| di Tonino Palomba
| Categoria: Arte
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Parlare, scrivere, leggere, recitare, cantare e valorizzare il dialetto. Lingua “madre” viva ed attuale, fondamentale eredità della nostra storia. Questo il rilevante messaggio lasciato dall’incontro di  sabato scorso a Poggio Sannita in occasione della  presentazione del libro “Pnzièr e paròl di Marcuccio Butiniello in arte Buty.  Opera prima di cui, oltre l’importanza della scrittura dialettale, va sottolineato un altro significativo e non secondario aspetto, il valore intrinseco e strettamente poetico delle 69 composizioni che trasmettono emozioni, colpendo nel profondo lo stato d’animo del lettore.

L’evento affidato ad una conduttrice d’eccezione Livia Mancini, architetto di professione ma anche attenta osservatrice ed interprete di cultura, arte, costume e linguaggio locali. Tutti argomenti toccati anche nel corso del suo gradevole intervento in cui ha sottolineato la straordinaria attualità del dialetto soprattutto oggi al tempo del villaggio globale, della società multimediale e sempre più multietnica. Per lei i fiori dell’autore e gli applausi della sala.

Dopo i ringraziamenti a quanti hanno collaborato all’iniziativa, Butiniello ha riaffermato le ragioni che lo hanno spinto a scrivere il suo libro racchiuse sostanzialmente in un atto d’amore per il paese (lasciato negli anni ’60), ha spiegato la sua particolare scrittura, evidenziando anche la difficoltà di scrivere in dialetto in assenza di un dizionario o di un testo guida a cui attenersi. Ha quindi recitato diverse poesie scelte tra cui la sua preferita “Poeta” . «Il libro non vuole essere da parte mia un atto di presunzione ma bensì, una dimostrazione di affetto verso la mia terra nativa. Un gesto di non dimenticanza delle mie origini. Un atto che "racconta" con semplicità il mio vissuto e i miei ricordi d' infanzia».

A rinsaldare il legame del caccavonese «lingua nostra e dei nostri antenati, con le nuove generazioni», l’autore ha invitato il piccolo Karol Palomba, 8 anni a scegliere e recitare una delle sue poesie. La prescelta è stata Caccavón” (vecchio nome di Poggio Sannita, cambiato nel 1921) in cui il tema dominante è l’inesorabile spopolamento del paese.

Un altro cultore della poesia e del caccavonese, Guido Mancini, autore di due pregevoli testi di poesie dialettali e non, ha tenuto un’attenta relazione. Dapprima una meticolosa recensione di “Pnzièr e paròl” , testo che Mancini ha trovato di notevole interesse ricco di spunti riflessivi e di emozionanti ricordi, ponendo in seguito l’attenzione sulle diverse tecniche di scrittura e sulla generale importanza del dialetto stesso, visto anche come «… specchio del passato, di tempi poco generosi … perché non solo aiuta a vivere ed apprezzare bene il presente ma vale a far riflettere e adoperarsi per un futuro migliore».

Nel corso del dibattito, ricco di spunti e di interventi da parte del folto pubblico presente, numerose le richieste di ascolto delle poesie direttamente dalla voce dell’autore. Tra gli intervenuti: il sindaco Pino Orlando, che si è congratulato con Buty per il libro e per avere, al pari di altri autori, rimesso al centro dell’attenzione il dialetto poggese, auspicando in proposito ulteriori pubblicazioni; il presidente della Pro Loco, Rino Palomba impegnatosi a riservare maggiore attenzione e promuovere nuove occasioni dedicate alla poesia e alla riscoperta del dialetto ed un compiaciuto presidente del comitato “Per Caccavone” Orazio La Rocca che ha ricordato i reiterati inviti a Buty (suo compagno di studi) a scrivere in dialetto poggese oltre che in romanesco.

Sui versi e i ricordi di un’ultima poesia recitata da Buty si è concluso un piacevole incontro, che ha suscitato grande interesse e consenso, a riprova della vitalità di Poggio anche in chiave culturale.

 

       Poggio Sannita, 2 ottobre 2018                                                             

Tonino Palomba

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