CAROVILLI. “Dobbiamo ringraziare il Signore che ci ha fatto vivere questa bellissima giornata. In onore di Santo Stefano del Lupo abbiamo conosciuto delle straordinarie esperienze umane che ci aiutano a riflettere sulla nostra vita e sulla bontà dei valori morali che caratterizzano la società in cui viviamo”.
Con queste parole il Vescovo di Trivento, Mons. Domenico Scotti, ha chiuso il seminario organizzato dal Parroco di Carovilli, Don Mario Fangio, per assegnare, come ormai avviene da sette anni, il Premio “Beati i Miti”. Il premio è stato istituito anche per ricordare Santo Stefano del Lupo, nativo di Carovilli, vissuto negli anni 1100 e suo Patrono, famoso per la sua mitezza. Per onorare al meglio il Santo, si è pensato di dare risalto a persone che, nella semplicità, hanno anche loro vissuto in modo significativo la mitezza: sempre pronte a capire, scusare, perdonare e a subire pur di non opporsi con modi violenti. Oggi i canali di informazione ci raccontano quasi esclusivamente i comportamenti negativi, le azioni malvagie, le violenze e le prepotenze commesse sempre ai danni delle persone deboli, ma quanti sono coloro che impostano la loro esistenza sul bene, sull’altruismo e sulla umana comprensione? Di questo nessuno parla, ed è proprio a questa carenza di informazione che tenta di far fronte con le sue modeste forze il Premio “Beati i Miti” che è stato istituito a Carovilli, piccolo paese dell’Alto Molise, 1500 abitanti circa, dal Parroco Don Mario Fangio e che ormai coinvolge tutta la popolazione.
Tra le numerose segnalazioni giunte alla Parrocchia la commissione istituita appositamente per giudicare i comportamenti più significativi in relazione alle finalità del Premio, composta da sette persone, oltre al Parroco, dopo vari approfondimenti ha ritenuto di dover assegnare il premio ex-equo a due donne che offrono grandi esempi di mitezza e che, in questo caso, mettono grandissima dedizione alla cura e alla coesione affettiva della famiglia. La motivazione del premio così recita:” Valentina Iannantuono, 18 anni che frequentava il 5° anno dell’ ITC a Boiano, oggi brillantemente diplomata, “sempre pronta ad aiutare tutti nel momento del bisogno, senza chiedere o aspettarsi nulla in cambio… Mostra un impegno costante a scuola …si occupa dei suoi fratelli di poco più piccoli… si dedica al lavoro nei ritagli di tempo …. nutre nobili sentimenti ed è incapace di serbare rancore nei confronti di chi la ferisce…”.
Vincenzina Di Domenico: ha vissuto una vita dedicata agli altri: alla sua famiglia, ai parenti in difficoltà, che hanno trovato nella sua casa accoglienza e cure, fatte con amorevole dedizione, con dolcezza e mitezza, con purezza di spirito. Il senso di fede la toglie dall’ambito caratteriale e la proietta in quello soprannaturale della beatitudine evangelica, vissuta nella chiarezza e spontaneità dei semplici Chiunque le chiedeva aiuto, trovava ristoro materiale e spirituale, ora che la malattia l’ha colpita la sua famiglia le si è stretta intorno rendendo visibili quei valori dell’unità della famiglia, della solidarietà, del servizio, frutti del suo esempio, che, vissuti nel silenzio e nell’offerta, sono l’espressione dell’Amore vero, autentico, disinteressato, proprio del cristiano. Due esperienze per certi versi simili, entrambe dedicate alla famiglia”.
Nell’occasione è stata invitata, ed ha accettato con entusiasmo, l’attrice Claudia Koll che ha al suo attivo esperienze importanti in teatro, cinema e televisione. Il suo racconto è avvenuto con molta semplicità, ha catturato completamente l’attenzione provocando una forte emozione in tutti i presenti che al termine della manifestazione si sono accalcati intorno a lei per salutarla, congratularsi e ringraziarla.
“Ero ricca, ero bella, avevo gioielli, avevo vestiti, eppure non apprezzavo niente – così ha raccontato la sua esperienza di vita Claudia Koll – avevo energia, grinta e forza di volontà, per cercare l’affermazione nel mondo dello spettacolo che è particolarmente difficile, eppure non ero felice, avevo molti problemi, finchè non ho chiesto al Signore di aiutarmi, come mi aveva insegnato mia nonna; da quel momento la mia vita è cambiata. Da quel momento ho visto le cose che mi avvenivano intorno in una prospettiva diversa, ho trovato nel Signore un “Consolatore” che mi aiutava ad affrontare qualsiasi difficoltà, ho capito gli sprechi che m’ero abituata a fare ed ho cercato di dedicarmi agli altri, ai diseredati dell’umanità. Ho visto con occhi nuovi la differenza che esiste tra i paesi ricchi e quelli poveri – ha concluso Claudia – ho visto le sofferenze di bambini, donne e uomini che non hanno i mezzi per curare malattie ormai debellate nei nostri paesi ed ho deciso di dedicarmi alla solidarietà, attraverso numerose associazioni di volontariato, e all'apostolato”.
