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Dalla boria efficientista di Renzi alla bonomia di Zingaretti

Dalla rottamazione alla ricomposizione demo-socialista

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Dalla sinistra giovanile all’Europarlamento, all’associazione di volontariato antirazzista “Nero e non solo”; da segretario comunale di Roma della Fgci a Segretario nazionale della Sinistra Giovanile  e nel 1992 consigliere comunale di Roma. Nel 2000 Segretario dei Democratici di Sinistra di Roma e il passo successivo, nel 2004, Parlamentare Europeo; infine, da presidente della Provincia di Roma, nel 2008,  a governatore del Lazio nel 2013 e qui riconfermato finora.

Domenica 17 marzo 2019 Zingaretti ha iniziato la carriera di Segretario Nazionale del PD.  Con bonomia e flemma si appresta a rivoltare il partito come un calzino, senza scaricare la vecchia classe politica ma allargandola e integrandolo con forze nuove. Obiettivo prioritario riavvicinare il partito alla gente con parole d’ordine quali lavoro, inclusione, integrazione. In questo contesto e con  un "patto di non belligeranza" con Renzi che ha porteto all'elezione unitaria di Gentiloni presidente e Zanda tesoriere del Pd oltre a due vice-segretario nelle persone di Anna Ascani e Debora Serracchiani. Per ora, Zingaretti continua a mostrarsi fedele a quanto promesso in campagna congressuale (nessuna convergenza con il Movimento 5 Stelle) e leale sulla questione dei capigruppo, che per ora non verranno toccati. Lo stesso vale per gli alleati esterni da conquistare. Con Calenda, nessun problema: è entrato nella direzione del PD; più difficile allearsi con +Europa, Verdi e Italia in Comune di Pizzarotti. In attesa di alleanza concreta, non mancherà il dialogo a tutto campo con i fuoriusciti del PD, Bersani, Speranza, D’Alema. Questo è un punto dolente che potrebbe portare Renzi a decidere di creare un suo movimento incentrato sui circoli civici, alleato con il PD, ma con una sua peculiarità di rinnovato riformismo.

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