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Tragedia in mare: Felice Gimondi muore d’infarto.

Gimondi visse la vita ciclistica insieme al Cannibale Merckx ma riuscì ad emergere comunque.

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Aveva 77 anni. Battagliò a lungo con il più grande del ciclismo internazionale,  Eddy Merckx , ma alla fine lo batté e vestì la maglia gialla al tour de France, la corsa ciclistica più prestigiosa al mondo. Felice Gimondi, è morto per un malore che lo ha stroncato mentre faceva il bagno nelle acque dei Giardini Naxos.
Felice Gimondi ha scritto la storia del ciclismo italiano. Professionista dal 1965 al 1979, è stato un campione capace di tenere sul passo, di vincere in salita, a cronometro e anche in volata. Insomma era un campione completo. Fa parte del gruppo dei magnifici 7 che nella loro carriera ciclistica sono riusciti a vincere tutti e tre i grandi Giri: Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta.
Nonostante la sua carriera sia coincisa in gran parte con quella del "cannibale" Eddy Merckx  è stato in grado di ottenere numerosi successi; rispetto al belga ha avuto anche una maggiore longevità ad alti livelli, avendo iniziato a vincere prima, al Tour de France 1965, e terminato dopo, con il successo al Giro d'Italia 1976. Ottenne complessivamente 118 vittorie tra i professionisti.
Sua figlia, Norma,gli ha dedicato una toccante lettera, apparsa stamattina sul Corriere della Sera:
“Caro papà, da bambina quando partivi per il Giro d’Italia la mamma faceva scrivere a me e Federica una letterina per farti compagnia la sera, di rientro dalla tappa. Era un modo per dirti e farti capire che anche se non eri con noi, noi eravamo con te ovunque. Così continua la lettera - oggi non ci sembra vero vederti in questa camera mortuaria, nell’ospedale di Taormina. Il tuo cuore grande e forte non ha retto e ora sei qui su questo tavolo, in questa stanza gelida. Vorrei poterti dire: alzati papà, ci sono tanti che fanno il tifo per te. Ci sono gli amici di sempre, i «gimondiani» che sono ancora qui ad acclamarti e ci siamo anche noi: io, mamma e Federica che vogliamo vederti ancora una volta sorridere. Ci hai cresciuto come te: poche parole, azioni concrete. Ci hai insegnato il rispetto per l’avversario e, soprattutto, a non arrenderci mai come faremo anche noi.  E ancora: Promettimi che da lassù continuerai a guardarci, a tenerci per mano, anzi, a ruota. Tu che hai lottato fin dall’inizio, partendo a 22 anni da Sedrina e arrivando in giallo a Parigi. Così conclude la figlia: Ora riposa, papà: questa tappa è finita. Sei il miglior papà che si possa avere. Ti amiamo sempre, fino alla fine.
"Scivolano vite e due destini persi nel sole... L'orologio prende il tempo e il tempo batte per noi... Non c'è più chi perde o vince quando il tempo non vuole... Quando la strada sale... Non ti voltare... Sai che ci sarò...".Sono i versi della splendida canzone che Enrico Ruggeri dedicò nel 2000 ad una delle più celebri rivalità della storia del ciclismo, quella tra Felice Gimondi ed Eddy Merckx.
Da parte sua Merckx, devastato dalla scomparsa del suo amico, tra le lacrime ha sussurrato: se ne va parte della mia vita. 
Credo che se ne vada anche parte della vita di noi che lo abbiamo amato e osannato quando orgogliosamente ha portato in alto i colori italiani lungo le strade del mondo.

 

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