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L'Alto Vastese sacrificato sull'altare dell'eolic business

Lo sfogo di un lettore che vede distrutto il proprio territorio

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CELENZA SUL TRIGNO - "L'Alto Vastese è stato sacrificato sull'altare dell'eolico". Inizia così lo sfogo, che volentieri pubblichiamo, di un lettore in merito al dilagare inarrestabile delle torri eoliche sui monti al confine tra Abruzzo e Molise. Il recente rinvio della valutazione di impatto ambientale per la centrale eolica di Celenza sul Trigno e Torrebruna ha riacceso il dibattito e le polemiche. Da un lato i sindaci, alle prese con le casse comunali in rosso, che vedono nel miraggio dell'eolico una fonte di guadagno; dall'altro la cittadinanza, che in una porzione sempre screcente si oppone allo stupro dei monti da parte dei pochi che lucrano con l'eolic business. Scrive un lettore: "Non bastano le oltre 180 pale già istallate tra Schiavi di Abruzzo e Roio del Sangro. Non basta lo scempio operato a Castiglione Messer Marino dove hanno messo le pale eoliche anche dentro il centro abitato. Come sappiamo, sono in fase di valutazione la centrale eolica a Castelguidone, San Giovanni Lipioni e Montazzoli. Ma non è finita. Anemometri spuntano come funghi in tutto il Medio e Alto Vastese. La Regione, gli amministratori locali e le società del vento hanno deciso che il nostro territorio deve diventare la discarica eolica dell'Abruzzo, una terra di nessuno, senza storia e senza valore, dove qualsiasi avventuriero può venire a fare fortuna, anche con una srl con capitale sociale di 10mila euro. La Regione Abruzzo è colpevole perché ha emanato delle Linee guida che sono un colabrodo, come confermato dalle associazioni ambientaliste, perché consentono di realizzare centrali eoliche anche in aree importanti per la fauna, attraverso valutazioni ambientali presentate dalle stesse società che realizzano gli impianti. Come chiedere all’oste se il vino è buono. Personalmente penso che sull’eolico bisognerebbe chiedere l’intervento della Comunità europea, affinché avvii una procedura d’infrazione contro l’Italia perché le regioni, nel nostro caso l’Abruzzo, disattendono le direttive sulla tutela degli habitat e delle specie protette. Ancora più colpevoli sono gli amministratiori locali che si illudono di trovare nell’eolico la panacea per tutti i mali del nostro sfortunato territorio (spopolamento, casse comunali vuote, carenza di infrastrutture e servizi, ecc.). Colpevoli sono anche i sonnacchiosi residenti che, però, pagheranno sulla propria pelle la sommessa accettazione delle decisioni prese dagli amministratori locali. Ma davvero i celenzani e i torresi riescono ad immaginare ed accettare allegramente una dozzina di mostruosi aorogeneratori alti 150 metri che ronzano notte e giorno a pochi metri dalle loro teste? Sembra incredibile eppure, nessuno in questi due paesi, eccetto la Lipu, ha fatto pervenire nei tempi consentiti dalla legge le osservazioni al progetto presso la Regione, cosa che, invece, hanno fatto i coraggiosi componenti del comitato Dinamismi di Castelguidone. Tutti colpevoli dunque? Non ancora. Non è troppo tardi per fare sentire la propria indignazione e per fermare questo e gli altri progetti che sfregeranno per sempre il volto antico di questa terra. Voglio sperare che ci sia qualcuno che davvero abbia a cuore il passato, il presente e il futuro dell’Alto Vastese e che non siano soltanto gli ambientalisti. I quali, per parte loro, mi hanno già preannunciato che, in caso di approvazione del progetto, faranno ricorso al Tar".
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