Durante la cerimonia al palasport di Agnone, Don Maurizio Patriciello ha ricordato il giovane Giuseppe Di Matteo, sottolineando una verità durissima: non avendo una tomba, il suo ricordo deve vivere nei luoghi pubblici, nella memoria collettiva, nei nomi delle strutture e delle strade.
La risposta del sindaco Daniele Saia, che ha annunciato l’intitolazione del palasport proprio a Di Matteo, va esattamente in questa direzione. Non è solo un gesto simbolico: è un modo concreto per trasformare il dolore in memoria attiva e per ribadire una posizione chiara contro la violenza mafiosa e ogni forma di sopraffazione.
Dare un nome a un luogo significa scegliere cosa ricordare ogni giorno. In questo caso, significa ricordare una vittima innocente e, allo stesso tempo, affermare un impegno civile.

