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Vasto, gli scavi per un impianto fotovoltaico riportano alla luce una necropoli preromana

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Un nucleo funerario di età preromana è stato individuato nell’area industriale di Punta Penna, nella parte settentrionale del territorio comunale di Vasto, nel corso delle attività preliminari legate alla realizzazione di un impianto fotovoltaico. La scoperta è stata comunicata dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara, che ha seguito le indagini archeologiche svolte nell’ambito delle procedure di archeologia preventiva previste dalla normativa vigente. Le attività sono state finanziate dalla società proponente dell’intervento e condotte sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, presente costantemente sul cantiere.

Gli scavi hanno consentito di individuare numerose sepolture databili preliminarmente tra il V e il IV secolo avanti Cristo. Durante le operazioni sono emersi anche i resti di una struttura della quale, allo stato attuale delle ricerche, non è ancora possibile definire con certezza cronologia e funzione. Secondo quanto riferito dalla Soprintendenza, i dati raccolti risultano ancora insufficienti per formulare interpretazioni definitive, anche se il materiale archeologico rinvenuto in superficie sembrerebbe indicare una fase di frequentazione dell’area in epoca ellenistico-romana.

La campagna di scavo e documentazione, conclusa recentemente, ha permesso di acquisire dati ritenuti di rilevante interesse scientifico. Ulteriori attività di indagine e approfondimento saranno avviate nel prossimo futuro grazie a un finanziamento diretto del Ministero della Cultura, con l’obiettivo di garantire la tutela del contesto archeologico e definirne con maggiore precisione cronologia, estensione e caratteristiche. Sono già stati programmati anche interventi di restauro sugli oggetti di corredo recuperati all’interno delle sepolture. Le operazioni saranno realizzate attraverso i fondi ordinari della Soprintendenza e precederanno le attività di studio e catalogazione dei reperti rinvenuti.

Nel comunicato diffuso dall’ente viene inoltre evidenziato che le attività sono state mantenute riservate fino a oggi per ragioni di tutela del sito archeologico e dei reperti, oltre che per motivi di sicurezza legati alla presenza di un cantiere ancora attivo e soggetto a specifiche prescrizioni operative e di accesso. Il ritrovamento conferma la rilevanza archeologica del territorio vastese, già noto per la presenza di testimonianze riferibili alla frequentazione antica dell’area. Una selezione dei materiali considerati più significativi sarà destinata all’esposizione nel rinnovato percorso museale attualmente in fase di progettazione presso Palazzo d’Avalos. La Soprintendenza ha infine annunciato che gli sviluppi delle ricerche saranno comunicati alla cittadinanza e alla comunità scientifica attraverso future comunicazioni ufficiali e iniziative pubbliche di divulgazione.

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