AGNONE - Amarezza e sconcerto, sono queste le sensazioni che emergono delle parole di don Francesco Martino, responsabile della pastorale sanitaria della diocesi di Trivento, a commento di quanto sta accadendo, inesorabilmente, nel mondo della sanità nell'Alto Molise.
Scrive il sacerdote, da tempo in trincea per divendere il 'Caracciolo' dalla morte annunciata: "Dopo aver letto le dichiarazioni del Ministro Fazio, per cui in Abruzzo resteranno 9 ospedali su 22, e cioè, per quanto riguarda la vicinanza ad Agnone, Sulmona, Lanciano, Vasto e Chieti, e dopo aver letto con attenzione un documento che mi era sfuggito, il Piano di Riordino della Rete Ospedaliera 2007-2009, in cui, nel capitolo relativo “I piccoli ospedali” è scritto con precisione scientifica quale sarà il futuro dell’ex ospedale di Agnone, e cioè un centro con day hospital, day surgery o One day surgery (chirurgia espletabile con 1-2 giorni di ricovero), chirurgia ambulatoriale, day service (servizi ambulatoriali in un giorno per accertamenti), dialisi, pacchetti ambulatoriali complessi, ambulatori specialistici, e come reparti una medicina configurata per ospitale qualche tipo di acuzia o subacuzia, lungodenza, riabilitazione, contry hospital (o RSA…), per arrivare a quella struttura “metà territoriale metà ospedaliera” prospettatami dalla Mastrobuono, la certezza che un territorio montano molto vasto, abruzzese-molisano, e in modo particolare quello della stragrande maggioranza della Diocesi di Trivento sta per essere “sanitariamente abbandonato” o ridotto ad una immensa casa di riposo, è dolorosamente totale.
Attorno a noi sono destinati a rimanere piccoli servizi per anziani, ambulatori per piccoli problemi, con la previsione di servizi di emergenza/urgenza che forse non sono per nulla adeguati a garantire i LEA, data la vastità dell’area in cui non è rinvenibile un ospedale che sia degno di tale nome.
Con amarezza, ho considerato che, una volta realizzato, lo scenario costituisce la fine della speranza di riscatto per quest’area, per cui, come “voce di uno che grida nel deserto”, questa mia amata Chiesa Locale si è sempre battuta. Parlando e dialogando con alcune persone, ormai la percezione che non c’è più futuro spingerà a consigliare ai figli di non tornare, e a spostare eventuali investimenti nelle aree dove si trasferiranno i discendenti (acquisto case, ecc.). Inutile dire che il crollo economico dei comuni dell’area e il fenomeno dello spopolamento verso le aree diciamo “metropolitane” è destinato ad accentuarsi in maniera esponenziale, con il crollo del sistema scolastico, la crisi irreversibile del sistema commerciale, l’impoverimento o la cancellazione di ulteriori servizi, innescando un circolo vizioso estremamente critico.
A questo va aggiunta anche l’opera di pressione sui sindaci dell’Alto Vastese per non difendere la causa di un ospedale extraregionale, e quindi l’obbligo di ridurre la mobilità passiva.
Credo che, guardandosi attorno, se a livello di Regione Molise vi fosse una “maggiore intelligenza sanitaria”, relativamente al Caracciolo si dovrebbero mantenere, riorganizzare, potenziare almeno i reparti di Ostetricia-Ginecologia e Chirurgia, le UOS di Ortopedia, Terapia Fisica, oltre a garantire il funzionamento della Medicina Generale e dei Laboratori Analisi e Radiologia in maniera ottimale, e quindi urgentemente, entro poco tempo, per risolvere il problema “mobilità passiva”, sedersi al tavolo con la Regione Abruzzo per un accordo interregionale di frontiera avente per oggetto gli Ospedali di Castel di Sangro e di Agnone, per assicurare al “popolo della montagna” un minimo di futuro…
Altrimenti, la strada pubblica non potrà garantire più nulla nell’area montana Alto Molise – Alto Vastese, Medio Trigno – Altro Sangro, e l’unica speranza sarebbe un fortissimo investimento privato che rilevi il nosocomio San Francesco Caracciolo e lo trasformi in una Clinica Privata con una certa partecipazione pubblica (se la Regione Molise vorrà), dove necessariamente si farà altro rispetto ai programmi regionali, e con un’apposita Convenzione, visto che oggi il privato va troppo di moda, si garantisca l’assistenza ai molisani di questa terra… Si è sempre detto che vi sono investitori privati: a questo punto, se c’è la impossibilità di una programmazione seria regionale, si facciano avanti: la soluzione che ne scaturirà, purtroppo, è un’ulteriore sconfitta della Regione Molise: ma se l’alternativa è la morte, non vi sono altre vie percorribili".
