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Le guardie mediche impugnano il decreto di Chiodi "mani di forbice"

Lunedì la registrazione del ricorso al Tar contro la soppressione di alcune sedi

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Dalle parole ai fatti. Il ricorso al Tar contro il decreto del commissario alla Sanità, Gianni Chiodi, che ha soppresso alcune sedi di guardia medica nel Vastese sarà registrato ufficialmente lunedì mattina. 

Nelle scorse settimane si è costituito un comitato di medici di guardia che ha raccolto le adesioni e ha deciso di formalizzare un ricorso contro l'atto firmato dal governatore. Un'iniziavita parallela a quella annunciata, ma pare non ancora tradotta in azioni concrete, dai sindaci di Celenza sul Trigno e Carunchio, i due comuni dell'Alto Vastese che perdono, da gennaio, la sede di guardia medica. Non solo un problema di taglio di un servizio sanitario, dunque, ma anche occupazionale, che interessa pazienti e medici di guardia.

La rimodulazione delle circoscrizioni di guardia medica è stata determinata con decreto 61 del 27 agosto scorso dalla struttura commissariale che ha recepito le delibere delle Asl regionali per adeguarsi al rapporto ottimale medico/cittadini residenti (un medico su 5000 con una variabilità che non può superare il 30 per cento) così come stabilito, a livello nazionale, dall’Accordo collettivo dei medici di medicina generale. Questo per dare progettualità al potenziamento della continuità assistenziale nelle aree distrettuali. Invece, l’accordo integrativo abruzzese (AIR) ha stabilito un rapporto ottimale di un medico ogni 3500 abitanti anche in considerazione delle particolari caratteristiche orografiche del territorio abruzzese.

A sua parziale discolpa, nelle scorse settimane, il governatore Chiodi ha dichiarato alla stampa: «E’ il caso di ricordare e sottolineare che il decreto 61 ha approvato l’articolazione territoriale delle sedi di guardia medica proposte dal direttore generale della Asl con il parere favorevole del Comitato ristretto dei sindaci (presidente il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna e membri i sindaci di Casoli, Fossacesia) e dei responsabili delle aree distrettuali».

La delibera in questione ha previsto una diversa organizzazione dei presìdi di guardia medica in base alla indicazioni del rapporto ottimale medico/residenti. Infatti, precedentemente, nell’Alto Vastese il rapporto era di un medico per 883 residenti, spiegano dalla Regione, mentre l’attuale rideterminazione è nettamente al di sotto dello standard ottimale regionale (1/3500) e ancor più di quello nazionale (1/5000). Insomma, per l'Alto Vastese si è chiuso un occhio, questo lasciano intendere da L'Aquila, ma quei servizi vanno soppressi perché i numeri non ci sono.

E anche il direttore del distretto sanitario di base di Castiglione Messer Marino, Fioravante Di Giovanni, punta l'indice sulla politica, scagionando la Asl: «Questo taglio non è da imputare alla ASL o alla Regione, ma semplicemente alla applicazione della norma sugli ambiti territoriali, e gli ambiti territoriali sono stati individuati dai Comuni e dalla "politica"».

A fare eco al dirigente medico, anche il sindaco di Celenza sul Trigno, Andrea Venosini, che mette nel mirino proprio il comitato dei sindaci: «L’organismo presieduto dal sindaco Lapenna avrebbe potuto salvare una sede di guardia medica tra Carunchio, Celenza e Palmoli. Per motivi squisitamente politici è stata salvata quella di Palmoli. Una scelta illogica, perché la sede di Palmoli è quella più vicina all’ospedale di Vasto, che penalizza pesantemente i residenti dell’Alto Vastese. E’ singolare che Lapenna, un sindaco della costa, debba condannare, con le proprie scelte politiche, noi che viviamo nei comuni montani. Il paradosso è che i giovani elettori di Lapenna magari sono i figli dei residenti di Celenza o di Torrebruna, cioè di quei cittadini ai quali oggi, con questa decisione sulla guardia medica, viene negato il diritto alla salute».

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