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Tractorius, una meravigliosa settima edizione

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Non sono molti i luoghi, nella nostra regione dove la vacanza è ancora scoperta personale, da raccontare agli amici della città. Nell'entroterra vastese questi posti esistono ancora, con le loro bellezze naturali e non solo. Celenza Sul Trigno è uno di questi, con la sua capacità di offrire al visitatore la possibilità di alternare giornate da trascorrere al mare con meravigliose giornate da trascorrere a godere dell’aria fresca e salubre delle colline, della natura incontaminata, della genuinità dei luoghi, delle persone e dei cibi, lontani dal caos e dai ritmi frenetici della città. Il turista che percorre le strade che conduce in questo splendido paesino situato nell'entroterra vastese, viene investito da un trionfo di profumi e colori che sembrano balzare fuori da un dipinto. Celenza è un paesino ricco di storia, di tradizione e di cultura, ricco di cordialità e di prelibatezze gastronomiche come la ventricina, le pallotte casce e ove, le sagne a pezzate, le scripelle, l’ottimo vino e l’olio, tutti prodotti tipici del luogo. Così come non si può rinunciare a visitare le chiese, il campanile, la Torre della Fara, il borgo, con i suoi antichi edifici ricchi di storia, ed è poi possibile percorrere in bicicletta i sentieri naturalistici dimenticando i rumori della città e riscoprire così il rapporto con la natura.

Domenica 3 agosto il piccolo paese, ha offerto ai cittadini del luogo e ai turisti che sono intervenuti di rivivere la transumanza, ripercorrendo gli antichi tratturi, da cui il nome della manifestazione,“Tractorius”, ovvero strade d’erbe percorse dai pastori con le loro greggi nei periodi di transumanza. Quindi un’occasione per rivivere anche le attività legate alla transumanza. I partecipanti hanno ripercorso a piedi l’antico tratturo che collega il centro abitato di Celenza sul Trigno con il sito della Torre della Fara e durante il percorso sono stati allietati musiche tipiche della tradizione contadina. Tutti i partecipanti hanno ascoltato con vivo interesse la storia della transumanza, raccontata dai membri della locale pro loco Coelentia. Arrivati alla Torre Della Fara, con un autobus sono stati ricondotto all'ingresso del paese, da dove hanno raggiunto a piedi il centro storico, dove hanno potuto assistere, il coro, composto da anziani, accompagnato dal maestro Giuseppe Femminilli e dal suono della sua fisarmonica, hanno cantato i canti tipici della tradizione contadina, in un angolo caratteristico, con alle spalle la splendida veduta del vallone “Caccavone”. Nella piazzetta era stata allestita una mostra di strumenti, tovaglie e utensili della vita contadina. La carovana ha potuto ammirare scene di vita domestica, contadina, che hanno riportato alla nostra memoria i ricordi del passato.

In particolare i visitatori hanno potuto apprezzare la figura del  “cestaio” , un artigiano esperto e abile nella realizzazione di manufatti (custode di segreti tramandati da padre in figlio), un mestiere che ci ricorda il nostro passato e la fatica dei nostri nonni e padri i quali, ogni giorno, realizzavano manualmente (senza l’ausilio dell’elettronica e della tecnologia, ma con ingegno e fatica) oggetti per “il vivere” quotidiano.

Il calzolaio antico mestiere che rischia ormai  di essere dimenticato. Una volta in tutti i piccoli paesi dell’alto vastese esercitavano l’attività parecchi calzolai a cui il lavoro non mancava mai. Oggi, a praticare questo mestiere, sono rimasti in pochi, e quei pochi rimasti ormai si limitano solo a rifare suole e tacchi. Proprio nell'immediato dopoguerra, erano in pochi ha possedere delle vere scarpe (c'era perfino chi al posto di esse indossava, zoccoli o pezzi di gomma legati ai piedi col fil di ferro o addirittura camminavano scalzi). Se queste si rompevano si andava a rattopparle dal calzolaio o lu scarpar che realizzava anche le scarpe su misura, e ciò era un lusso assoluto perché tranne che prodotte da lui non se ne trovavano in giro.

Non poteva mancare la cucina contadina che ha trasportato i partecipanti in una grande stanza dove si svolgeva quella parte di vita lontana dai lavori nei campi. Lì la massaia, in genere la moglie del capofamiglia, preparava i pasti che avrebbero allietato le giornate dure e faticose dei contadini. Le famiglie un tempo erano numerose e le bocche da sfamare erano tante. Il cibo proveniva dall'orto, dal pollaio, etc. Al mattino presto la massaia prendeva il paniere e si avviava verso l’orto, la sua fantasia si metteva in moto alla ricerca di una variante che rendesse diversa la sua tavola. Poteva essere una minestra che nasceva da qualche verdura di stagione, poteva essere un bel piatto di pasta. In genere la domenica le massaie cucinavano la pasta fatto in casa, le sagne a pezzate, pasta alla chitarra tagliolini, etc. conditi con il formaggio e il sugo fatto con il pomodoro e un po’ di carne. La massaia doveva centellinare quello che aveva, farlo durare più a lungo possibile. I pasti erano pasti poveri della cucina contadina. Dal suo lavoro dipendeva l’andamento della casa.

Il percorso è terminato in Piazza dove la carovana ha potuto cenare con pietanze tipiche contadine, e poi musica di intrattenimento e balli fino a tardi. Una bellissima manifestazione, ormai alla settima edizione. Un ringraziamento va alla pro loco Coelentia, che si è impegnata per la buona riuscita dell’evento, alla cooperativa CMA, all'amministrazione comunale, al coro degli anziani e tutti coloro che vi hanno preso parte come comparse e che hanno messo a disposizione oggetti, utensili, biancheria, ecc.. e speriamo che negli anni Tractorius possa diventare un evento importante a cui il turista, che arriva sulle nostre coste, non può rinunciare di partecipare.

 

“Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori/lascian gli stazzi e vanno verso il mare:/scendono all'Adriatico selvaggio/che verde è come i pascoli dei monti..." G. D'Annunzio

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