AGNONE - “La Regione Molise e l’istituzione della Provincia di Isernia sono i veri killer di Agnone e dell’intero alto Molise”. Parla l’ex primario del reparto di Otorinolaringoiatra del San Francesco Caracciolo, Marino D’Onofrio, una vita spesa all’interno della struttura sanitaria. “Il nostro ospedale è stato ucciso e tutti conosciamo gli assassini”, dice D’Onofrio all’indomani della fiaccolata organizzata dalla diocesi di Trivento che ha visto scendere in strada circa duemila persone. L’ex primario, oggi in pensione, è convinto che giovedì scorso è “stato officiato il funerale dell’ospedale altomolisano”. “Non avevo mai visto in Agnone – riprende don Marino, come lo chiamano ancora oggi i suoi concittadini - riunirsi tante persone. Donne, uomini, giovani, vecchi e molti passeggini con bambini anch'essi stranamente silenziosi, come consci di partecipare ad un evento triste. Molti avevano in mano una candela accesa, in tutti il volto esprimeva un senso di preoccupazione, di tristezza e di smarrimento. C'era qualcuno che piangeva”. Una testimonianza forte, quella del medico agnonese, dettata da una realtà amara che a breve potrebbe cancellare cinquant’anni di storia. Sulla fiaccolata, D’Onofrio prosegue: “Quello che impressionava era il silenzio, un silenzio profondo, innaturale per questi tempi. Il silenzio non è stato interrotto neanche dalle solite commemorazioni che si fanno nei funerali. Avrei voluto ringraziare i miei compaesani per aver partecipato al funerale così numerosi, così addolorati e così compresi della gravità della perdita, ma avrei voluto far loro presente che il nostro Ospedale non è morto di morte naturale”, torna a ribadire il medico che, senza mezzi termini, punta il dito sulla mancata reazione avuta dall’intero popolo altomolisano, incapace in tutti questi anni, di ribellarsi ai soprusi quotidianamente perpetrati dalla classe politica nei confronti delle aree interne. “Negli ultimi cinquanta anni – sottolinea - il nostro silenzio, il non difenderci col necessario vigore, sono stati complici dei nostri aggressori. Ora non c'è più tempo; per il nostro Alto Molise è necessario evitare il colpo di grazia”. Infine – stando a quanto dice don Marino D’Onofrio - l’unico mezzo rimasto a disposizione è quello di aderire all’associazione Majella-Madre che si batte per la riunificazione del Molise con l’Abruzzo. “Per difenderci da questi nemici e preparare quella che, credo, sarà l'ultima spiaggia della nostra difesa, prima della più triste, immeritata fine del nostro povero, vecchio, glorioso, caro Paese – conclude l’ex primario dell’ospedale agnonese - occorre organizzare l'estrema difesa. Oggi questa difesa si chiama Majella – Madre”.
