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Italia condannata dalla Corte di Giustizia Europea per le acque reflue

| di Vincenzo Musacchio
| Categoria: Comunicati Stampa | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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La Corte di Giustizia Europea dopo attenta istruttoria ha deciso di  multare l’Italia per cinquecento milioni di euro. Non una tantum ma fino a quando non si deciderà di fare qualcosa di concreto per ottemperare a quanto previsto da regolamenti e direttive comunitarie in materia. Causa della pesantissima multa è la cattiva applicazione della direttiva relativa al trattamento delle acque reflue.

L’Europa ha deciso di applicare questa multa all’Italia per i gravi ritardi nel rispetto della direttiva comunitaria che prevede da ben oltre dieci anni la messa a norma dei sistemi fognari e depurativi. La prima direttiva europea che imponeva all’Italia di restituire all’ambiente acqua pulita risale infatti al 1991. Per otto anni è stata quasi ignorata. Nel 2000 una nuova direttiva ha imposto ai vari Paesi membri di agire entro il 2015 per garantire la qualità delle acque. Quasi tutti gli Stati hanno ottemperato tranne l’Italia.

E dopo i richiami e i solleciti sono arrivate le multe. La prova delle sanzioni già irrogate risiede nella Legge di Stabilità (comma 813) dove è inserita questa somma con contestuale autorizzazione al Ministero dell’Economia a rivalersi sulle amministrazioni locali responsabili delle violazioni. Di conseguenza. a pagare questa ingente somma non sarà il Governo ma i Comuni, che, vista la condizione in cui versano, non potranno che rivalersi sui cittadini costretti a pagare queste multe a seguito del consequenziale aumento dei tributi locali.

Tutti eravamo a conoscenza che la situazione delle condotte idriche in Italia non è delle più rosee e non riguarda purtroppo solo pochi comuni. La Corte di Giustizia Europea statuisce che a violare le norme comunitarie sarebbero oltre 2.500 comuni. Nessuna regione è indenne dalla mala depurazione. Delle principali procedure d’infrazione, la 2004/2034, la 2009/2034 e la 2014/2059, sulla prima (relativa agli obblighi di predisposizione dei sistemi di raccolta e dei sistemi di trattamento in ben 110 agglomerati) la Corte di Giustizia europea si era espressa già nel 2012. Eppure, da allora, nessuno dei tre governi che si sono succeduti ha fatto niente.

Vincenzo Musacchio

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