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Sanità, il senatore Di Giacomo ci risparmi i suoi sermoni

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Il senatore Di Giacomo ci risparmi i suoi sermoni. I cittadini dell'Alto Molise e del confinante Vastese, utenti di quello che un tempo era l'ospedale "Caracciolo" di Agnone, non possono accettare lezioncine da chi ha contribuito, insieme ad altri, a determinare la non proprio florida situazione in cui versa, oggi, il comparto sanitario. L'esponente socialista traghettato al Pdl, già assessore regionale alla Sanità, oggi comodamente adagiato sulla ben retribuita poltrona in senato, ha preso parte, nei giorni scorsi, all'incontro politico promosso dall'associazione Il Glicine di Carovilli. Ospite d'eccezione della conferenza, il senatore Di Giacomo ha fatto conoscere a tutti il suo pensiero, parlando, da medico e da ex assessore alla sanità, proprio del "Caracciolo". "In questo momento di particolare difficoltà per tutti, - ha detto -l’Alto Molise, come tutti i territori marginali a scarsa densità demografica, soffre della ristrettezza di mezzi per i servizi da dare ai cittadini". Cosa ne sa Di Giacomo, che non fa più il medico in Molise, ma il senatore a Roma, delle ristrettezze dei mezzi e dei servizi al cittadino? Di Giacomo non è un semplice cittadino, ma un esponente della "casta" politica, quella che chiede, o meglio impone sacrifici agli italiani salvo poi aumentarsi privilegi, indennità e tutti gli odiosi benefit di cui gode. "In campo sanitario, - ha continuato il senatore - questo territorio non può essere sacrificato sull’altare della finanza e dell’economia di scala che si applica alle grandi regioni. Non si può decapitare il territorio dei servizi di cui ha bisogno". Patetico il tentativo di far ricadere tutte le colpe dei tagli sul governo centrale, su Berlusconi in pratica, che pure è il leader del partito di cui Di Giacomo è coordinatore regionale. Cosa faceva Di Giacomo quando l'ospedale di Agnone veniva amputato dei servizi essenziali, di reparti che funzionavano come in una clinica svizzera? Stava forse cercando funghi nei boschi di Carovilli o era assessore alla sanità prima e senatore di questa sgangherata repubblica dopo? "L’ospedale dell’Alto Molise va potenziato come struttura di urgenza ed emergenza, con un pronto soccorso al massimo della sua potenzialità, con tutti i servizi necessari". Si fa fatica a comprendere chi abbia osato proferire queste parole, perché più adatte, magari, ad un esponente dell'opposizione in Consiglio regionale che non a chi proprio il settore sanitario regionale ha gestito in prima persona. Domanda diretta al senatore: ma il deficit sanitario del Molise chi ha contribuito a determinarlo? Chi ha amministrato ha qualche resposabilità o no? Attendiamo risposta. Perché se oggi si è costretti a tagliare i servizi, per poter risparmiare, significa che in passato si è gestito il comparto sanitario in maniera non proprio oculata, tanto per usare un eufemismo garantista e politicamente corretto. Dopo aver parlato di sanità, Di Giacomo ha toccato un altro tasto dolente, i costi della politica. "Quando si chiedono sacrifici a tutti bisogna anche essere disposti ad accettare riduzioni, per questo il Presidente della Regione ha proposto di ridurre il numero dei consiglieri regionali da 30 a 26, ma le opposizioni hanno chiesto di passare a 31". Ma che bravi, si pensa di ridurre la spesa tagliando tre o quattro consiglieri regionali. Ridicolo. La Regione Molise, come istituzione, visti i suoi numeri, popolazione e via dicendo, non avrebbe proprio motivo di esistere. Di Giacomo e Iorio, ma anche l'opposizione pare, vorrebbero risolvere i problemi tagliando tre consiglieri, eliminando tre poltrone? E ancora Di Giacomo: "I veri costi, comunque, stanno al di fuori della politica: nelle pensioni d’oro e negli stipendi di certi manager di stato". Altra domandina semplice semplice al senatore: quanto percepisce al mese di indennità di carica? Di che cifre parliamo? Diecimila euro? Probabilmente di più, senza considerare tutti i benefit e i rimborsi, auto blu, telefoni, cancelleria, ecc. Un lavoratore qualsiasi, se fortunato, porta a casa mille euro al mese, ma lavorando davvero, non scaldando una poltrona in parlamento come accade per molti onorevoli deputati e senatori (discorso generale e astratto, non riferito direttamente a Di Giacomo, ovviamente). In un mese, dunque, Di Giacomo e i suoi onorevoli colleghi mettono in tasca quanto un operaio, un insegante precario, un carabiniere in un intero anno. E tra l'altro quelli sono soldi pubblici, dei cittadini. Allora, di grazia, cosa viene a raccontare il senatore Di Giacomo in Alto Molise? Senatore, per gentilezza, visto che già le paghiamo lo stipendio, ci risparmi almeno i suoi sermoni.
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