'Tre metri sopra il cielo': Trivento

Alla scoperta dei suoi monumenti in pietra

| di Achille Pellicciota
| Categoria: Storia
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Per chi percorre la SS 650, meglio conosciuta come Fondovalle Trigno, la vista di Trivento si materializza a circa 40 km dalla partenza da San Salvo, dopo aver scavalcato più volte il Trigno e ‘zigzagato’ quindi, tra l’Abruzzo e il Molise con definitvo approdo in quest’ultimo. Dal momento in cui Trivento appare lassù, all’Orizzonte, “tre metri sopra il cielo”, rimarrà sempre in vista, anche quando si lascia la Fondovalle e si imbocca una strada in salita. E’ una strada spaziosa, realizzata per andare “oltre” (a Campobasso); la si lascia, perciò, quando si incontra l’indicazione “Trivento centro” e si inizia l’ascensione. La salita è di quelle che si sentono, ma si supera sotto lo sguardo di Trivento, che, dall’alto, sembra voler accompagnare che vi si rechi. Spuntano le prime case e, con esse, uno stretto passeggio oltre il quale appare una dimensione particolare, dove trionfa, sovrana…la pietra.Una dimensione dove ci si può immergere subito dopo aver sistemato, a qualche centinaio di metri sulla sinistra, la macchina. E così mi ritrovo subito avvolto “dalla pietra”. Infatti, dopo aver superato qualche insegna che parla di“Pentria” (quindi terra dei Sanniti pentri; Isernia, capitale della “Pentria” è a poche decine di km),mi ritrovo tra due spaziosi marciapiedi in pietra, davanti ad un cippo romano, dirimpettaio di una fontana monumentale, ambedue naturalmente…di pietra. Dal cippo, attraverso un’opportuna traduzione dal Latino, si evince l’importanza di Trivento ai tempi dell’antica Roma.


La fontana è stata voluta dalla cittadinanza, nel 1868, per ovviare a due preguidiziosi difetti della fonte precedente (l’unica esistente nel circondario):” l’acqua torbida che, a causa del materiale terroso, ostruiva l’acquedotto, e il ristagno dell’acqua superflua che versandosi sulla strada e putrefacendosi con altri materiali svolgeva continuamente dei gas micidiali al pubblico benessere”.Così recitava la relazione del 1811, dei dottori Giosuè Scarano e Ludovico Potestà. Il progetto fu redatto dall’Ing D’Aloisio di Palmoli e la realizzazione fu affidata all’impresa Blind & C. di Napoli, alla quale subentrò la ditta Terrera e Parisi che portò a termina i lavori nel  settembre del 1872.


E’ necessaria a questo punto una segnalazione. Esiste una fontana gemella a Casalanguida (Ch). E’ stata progettata dalla stessa persona? Un interrogativo per chi, nelle due località, volesse approfondire l’argomento.  Il cippo e la fontana sono la porta attraverso la quale si entra in una dimensione dove il tempo sembra essersi fermato, quasi a volersi specchiare su se stesso. L’immagine riflessa,però, è quella di una magnifica scalinata a tre corsie: una centrale,molto ampia, di largo respiro, e due laterali a mò di graziose ‘vallette’. Tutte e tre rigorosamente in splendida pietra. Subito si presenta la tentazione di salirla. Scalino dopo scalino arriviamo davanti alla chiesa di S.Nicola a cui è intitolata la scalinata. Davanti all’ingresso si può ammirare una bella statua marmorea del Cuore Immacolato di Maria. A quota 150 scalini ecco il Largo di Porta Maggiore. La vista retrospettiva spazia sulla Trivento moderna e si perde sulla montagna incombente. A quota 175 una poderosa costruzione le ‘sbarra la strada’ costringendola a diramarsi e dare luogo ad una via Roma…fatta di scale. A quota 234 scalini eccoci in una grande piazza dove ci sono la cattedrale, il Campanile, la chiesa della SS Trinità e la Curia. Trivento, infatti è anche una delle sedi vescovili più antiche. La chiesa madre di tutte le chiese è la Cattedrale. Fu eretta su una preesistente basilica dedicata a S.Casto, primo vescovo della Diocesi. Vari sono stati, nel corso dei secoli, i rifacimenti interni ed esterni che, a partire dal 1076 per arrivare al 1984, hanno interessato il monumento. La Cripta, il monumento più insigne della città che si trova a qualche metro di profondità, sotto il transetto e il presbiterio della Cattedrale, segna il passaggio dal Tempio pagano, dedicato a Diana, al primo Cristianesimo. Un portale con arco a ogiva, a sinistra della Cattedrale, introduce nel giardino dell’Episcopio dove si respira …la storia. Lasciando la piazza, e percorrendo una stretta via, si passa davanti ad un palazzo baronale che ricorda, nell’insieme, il complesso delle Torri montanare a Lanciano. Pochi passi e ci si trova in quel punto che, dalla Fondovalle, ci sembrava “tre passi sopra il cielo”. Vista a 360°, orizzonti superbi dai profili frastagliati,dirimpettai illustri (Schiavi d’Abruzzo, Vastogirardi, Pietrabbondante: luoghi di adunanze e di culto di tutta la nazione sannita, cosi come testimoniano i templi italici presenti nei loro territori).

Terventum si chiamava allora, Trivento oggi, sarà perché, picco solitario,  era ed è esposta ai venti da Est, Sud e Nord.
 

Achille Pellicciota

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