Ospedale pubblico-privato, Chiantese spiega a Iorio come si fa

redazione
13/09/2011
Attualità
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AGNONE. Amedeo Chiantese, ex assessore al Comune di Agnone e candidato alle prossime elezioni regionale nelle fila dell'Adc, risponde alle dichiarazioni del Governatore Michele Iorio, che aveva invitato a spiegare in cosa consistesse la Sperimentazione pubblico/privato, indicata come possibilità di salvezza per l'ospedale "Caracciolo". “Si susseguono con cadenza quotidiana – scrive in una nota Chiantese - gli articoli, le precisazioni, le idee e i suggerimenti sulle vicende e sul destino del San Francesco Caracciolo. L’attenzione del Governatore è stata sempre vigile e soprattutto consolatoria, con le continue assicurazioni sulla permanenza dello stabilimento. Tuttavia devo registrare, rispetto alla proposta di ‘Sperimentazione pubblico privato’, da attuare presso il Caracciolo, una qualche imprecisione, forse dovuta al fatto che chi doveva comunicare al Presidente, e pensare al bene comune del nostro territorio, evidentemente aveva altri pensieri. In primis va detto che la proposta non è affatto frutto del lavoro e dell’elaborazione dell’attuale maggioranza di centro sinistra presso il Comune di Agnone. Tutt’altro. Il progetto è invece il nocciolo centrale del programma del gruppo ‘Agnone Rinasce’ in tema di sanità e mia personale posizione programmatica rispetto alle prossime scadenze elettorali. Naturalmente una tale proposta deve essere assolutamente rappresentata, vagliata e considerata – in ogni suo aspetto - dal Presidente e più in generale dalle diverse Istituzioni politiche e per questo sin d’ora mi dichiaro disponibile a rappresentare analiticamente ed in ogni sede si ritenga opportuno, il progetto che, a parere dello scrivente, continua ad essere l’unica concreta soluzione per contrastare il drammatico declino del Caracciolo. Solo allo scopo di introdurre gli elementi essenziali del progetto, considerando la necessaria esigenza di sintesi, posso però affermare che per troppo tempo ci siamo soffermati a ricercare, per la sanità altomolisana, le soluzioni non alle cause del problema, bensì ai suoi effetti e abbiamo tentato di curare i sintomi e non le cause della patologia. Così si è corsi dietro al medico che di volta in volta mancava o al disservizio creatosi per un qualsiasi motivo, perdendo di vista la causa del problema, la ragione profonda. In realtà l’elemento critico del sistema sanitario altomolisano sta nei meccanismi del suo funzionamento. Non importa avere 50 o 60 o 1000 posti letto, ciò che conta è poterli fare funzionare e l’attuale organizzazione, i meccanismi operativi posti in essere per tale funzionamento, non lo permettono. Dobbiamo tutti convincerci del fatto che il problema è di natura organizzativa non strutturale e allora le possibilità per venir fuori da tale empasse passano necessariamente attraverso soluzioni organizzative che consentano la riacquisizione di autonomia gestionale da parte del Presidio, la capacità cioè di decidere ed operare in maniera autonoma, svincolandosi dalle vischiosità che caratterizzano la ASREM, consentendo tempestività ed efficacia decisionale. Ogni altro intervento che veda il Caracciolo dipendere dalle decisioni e dai tempi della ASREM non risolverebbe nulla e soprattutto non inciderebbe sulle cause del problema. Ciò premesso, le possibilità di risoluzione si riducono a due: rivendicare, sui tavoli della politica regionale e nazionale, una specificità del presidio di Agnone e pretendere l’istituzione di una piccola Azienda Ospedaliera con un budget annuale di cui disporre in piena autonomia, o ‘osare’ ed ‘usare’ uno strumento, solo apparentemente ‘spregiudicato’ ma in realtà ampiamente diffuso su tutto il territorio nazionale: la Sperimentazione gestionale Pubblico/privato. Certamente la prima ipotesi, la possibilità cioè di istituire una azienda ospedaliera autonoma, è senz’altro la soluzione ideale. Ma, in questo contesto di restrizioni generali per la sanità, la possibilità di ottenere l’istituzione di piccola azienda ospedaliera è oggettivamente remota, se non impossibile. Non resta che riflettere, con serenità e senza pregiudizi, sull’ipotesi di sperimentazione gestionale cercando di capire quali rischi si celano dietro questo strumento e soprattutto quali occasioni ed opportunità ci permetterebbe di cogliere. Va immediatamente sgombrato il campo da un equivoco: la ‘Sperimentazione gestionale pubblico/privato’ non è una ‘privatizzazione’ ma, al contrario, è uno strumento utilizzato in decine di esperienze, distribuite su tutto il territorio italiano, per conservare l’assistenza ospedaliera garantita in modo universale e gratuito, così come previsto dall’ormai dimenticata legge 833/78 . La ‘Sperimentazione’ non è un salto nel buio, anzi, è rigidamente regolamentata dal nostro ordinamento e, tra le molte garanzie normate, importante è la previsione secondo la quale il Pubblico deve detenere, sempre e comunque, la maggioranza (minimo il 51 %). L’intervento del privato avrebbe, nella ratio dell’istituto, un duplice scopo del quale oggi la sanità altomolisana ha un disperato e vitale bisogno: l’autonomia e l’ aumento dell’efficienza gestionale attraverso l’utilizzo di strumenti di natura privatistica. Inoltre la sperimentazione, proprio per verificarne l’utilità, ha una durata limitata, anch’essa normata rigidamente, pari a tre anni eventualmente rinnovabili attraverso proroghe concordate. Alla scadenza del periodo sperimentale si potrebbe prevedere per il pubblico la possibilità di riacquisizione del 100% delle quote, con un ritorno ad una completa gestione pubblica una volta superato il pantano del piano di rientro. Anche la governance della struttura mista deve garantire l’interesse pubblico attraverso la maggioranza dei componenti degli organi di gestione di estrazione pubblica in modo che al pubblico sia riservato l’indirizzo ed il controllo e al privato la gestione operativa. Naturalmente questa operazione non è affatto semplice e presenta non pochi punti di estrema delicatezza. I dubbi che più frequentemente vengono posti riguardano la permanenza dei servizi oggi presenti al Caracciolo nonché la gestione del personale oggi in forza al presidio. Tutti dubbi legittimi e preoccupazioni comprensibili ma che senz’altro potrebbero trovare soluzioni negli accordi formali (contratti, patti parasociali e altri strumenti negoziali) tra la parte pubblica (sempre maggioritaria) e la parte privata (sempre minoritaria). L’idea di sviluppo lungo le direttrici di efficienza (garantita della gestione privatistica), ed efficacia (sotto lo stretto controllo della parte pubblica) potrebbe essere oltre che lo strumento per preservare l’esistenza dell’ospedale nel territorio alto molisano (che è e resta l’obiettivo principale) anche, in prospettiva, un vero e proprio volano per l’economia di questo territorio, attraverso il forte potenziamento delle diverse attività sanitarie e dell’indotto che ne potrebbe derivare. Vede Presidente l'Isolamento, l'egoismo, l'ipocrisia, la presunzione sono ostacoli che rendono sterile il nostro desiderio di fare e costruire con gli altri e insieme agli altri. Il Molise ha bisogno di nuove forze, giovani e capaci, di nuove idee, deve aprirsi al futuro senza dimenticare il passato, deve crescere evitando personalismi ricordando che l'unione fa la forza, facendo progetti assieme per superare le carenze a livello burocratico creando una squadra che possa realizzare un leale dialogo continuo e non sovrapposto o unilaterale, ne tantomeno distruttivo o di parte badando solo al proprio ‘orticello’ e senza pensare a tutti i nostri territori, vitali per la Regione stessa. Il mio impegno, se i miei corregionali vorranno scegliermi per amministrare la cosa pubblica il 16 e 17 ottobre, sarà proprio quello di concretizzare, insieme a Lei, idee innovative e di salvaguardia per il futuro”

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