Agnone torna a discutere del futuro del presidio ospedaliero San Francesco Caracciolo, in un incontro pubblico tenutosi presso la sala consiliare del Comune. Alla riunione, oltre al sindaco Daniele Saia e parte della giunta comunale, era presente anche la direttrice amministrativa dell’ASReM, Grazia Matarante, che ha ribadito: «L’ospedale non sarà chiuso, essendo definito di area disagiata dal nuovo Piano Operativo Sanitario». Tuttavia, ha anche sottolineato la grave difficoltà nel reperire medici disposti a lavorare nella struttura di Agnone, ponendo così un serio limite operativo alla sopravvivenza concreta del presidio.
Il sindaco Saia, in un post pubblicato sui social, ha voluto fare chiarezza e informare la cittadinanza su quanto emerso nel confronto, elencando le azioni concrete messe in campo dall'amministrazione comunale per tentare di salvaguardare l’ospedale altomolisano:
1. Incentivi economici per i medici.
«Abbiamo approvato una delibera per offrire incentivi economici ai medici disposti a lavorare nel nostro ospedale.»
2. Coinvolgimento di Emergency.
«Abbiamo chiesto aiuto all’associazione umanitaria Emergency, che promuove il diritto alle cure sancito dalla Costituzione.»
3. Richiesta di supporto all’ASReM.
«Abbiamo chiesto all’ASReM di spostare temporaneamente personale medico dagli altri presidi per garantire la continuità dell’assistenza anche in Alto Molise.»
4. Coinvolgimento dell’Università del Molise.
«Abbiamo chiesto alla direzione sanitaria e all’Università del Molise di estendere la rete di formazione anche ad Agnone, così da accogliere giovani medici che stanno terminando il loro percorso di studi.»
Parole che mostrano una certa determinazione, ma che si scontrano con una realtà più complessa. Il tempo stringe: due medici in servizio al Caracciolo hanno già rassegnato le dimissioni e lasceranno il loro incarico ad agosto. I percorsi ipotizzati dall’amministrazione, per quanto apprezzabili, rischiano di essere tardivi.
Inoltre, il sindaco e la stessa direttrice amministrativa non hanno fatto menzione di soluzioni alternative già discusse nei mesi precedenti, come il possibile impiego di medici ucraini o la richiesta alla Regione Calabria di ottenere un contingente dei 200 medici cubani attualmente in servizio in quella regione.
Senza medici strutturati, anche l’ipotesi di impiegare specializzandi appare di difficile attuazione, così come il coinvolgimento di Emergency, che potrebbe richiedere tempi lunghi e valutazioni non semplici da parte dell’organizzazione stessa.
«Come vedete, stiamo agendo con determinazione per trovare soluzioni», ha scritto il sindaco, «ma bisogna essere consapevoli che la grave carenza di medici in Molise si inserisce in un quadro nazionale non molto più roseo.»
Nel frattempo, la situazione resta sospesa, con una comunità sempre più preoccupata e con l’impressione di trovarsi, ancora una volta, in alto mare, mentre la sanità altomolisana continua a navigare a vista.