Belmonte del Sannio, chiudono ristorante, parrucchiera e panetteria: il borgo lotta contro lo spopolamento

Maria Carosella
12/01/2026
Attualità
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Belmonte del Sannio, piccolo centro dell’Alto Molise con poco più di 600 abitanti sulla carta, è da sempre un paese che si distingue per vitalità, creatività, generosità e ospitalità. Un borgo che, nonostante le difficoltà, ha cercato negli anni di reagire allo spopolamento con iniziative originali e partecipate.

Tra queste, gli addobbi con biciclette colorate e fiori che colorano le strade del paese, oppure i numerosi presepi allestiti nel periodo natalizio. Proprio all’interno di questi allestimenti, lo scorso Natale, era stato realizzato anche uno stand simbolico con presìdi ospedalieri: un messaggio forte per richiamare l’attenzione sulla necessità di non perdere l’ospedale di Agnone, riferimento sanitario fondamentale fino a pochi anni fa per tutti i comuni altomolisani e altovastesi.

Nonostante l’impegno della comunità, la realtà resta complessa. L’ultima notizia riguarda la chiusura di ulteriori attività commerciali. Con l’inizio del nuovo anno hanno infatti abbassato definitivamente le saracinesche il ristorante “Da Cesare”, la parrucchiera Gina e la panetteria gestita da Romina.

Segnali evidenti di un lento ma costante declino. La popolazione diminuisce progressivamente, le nascite sono pochissime e il territorio vive pienamente le conseguenze dello spopolamento: scuole che chiudono, servizi che si riducono, attività economiche che faticano a sopravvivere.

Resistere, oggi, è sempre più difficile. Le criticità legate alla viabilità, l’assenza di un’adeguata assistenza sanitaria e la mancanza di opportunità lavorative spingono molti giovani a lasciare il paese. I genitori anziani, rimasti soli, spesso seguono i figli nelle città in cui si sono trasferiti, contribuendo ulteriormente allo svuotamento del borgo.

In questo contesto, chi ha scelto di restare, di investire e di tenere aperta un’attività fino a oggi lo ha fatto con coraggio e sacrificio. Chi chiude non lo fa per mancanza di amore verso il proprio paese, ma perché le condizioni non consentono più di andare avanti. Chi è rimasto, e chi ha resistito finora, può essere considerato a pieno titolo un eroe silenzioso di queste aree interne, che continuano a lottare per non scomparire.

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