Ad Agnone la sanità pesa sui cittadini: tasse, privato e bonus ai medici

14/01/2026
Attualità
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La carenza di medici nelle aree disagiate è un problema strutturale della sanità italiana e Agnone, in Molise, ne rappresenta uno dei casi più evidenti. I concorsi ASREM per reperire personale medico vanno spesso deserti: le postazioni vengono rifiutate a causa delle difficoltà di collegamento, del clima particolarmente rigido, dei trasporti insufficienti e di una rete viaria in condizioni critiche.

Questa situazione produce un effetto chiaro e profondamente ingiusto: gli agnonesi e, più in generale, i molisani pagano la sanità più degli altri. Pagano con le tasse, come tutti i cittadini italiani, pagano quando i Comuni sono costretti a intervenire con risorse proprie per attirare i medici e, molto spesso, pagano una terza volta rivolgendosi alla sanità privata per supplire alle carenze del servizio pubblico.

Una delle cause è rappresentata dal numero chiuso per l’accesso alle facoltà di medicina e dalla limitata disponibilità di posti nelle scuole di specializzazione. Nonostante un recente aumento del numero di immatricolati, il sistema è ancora lontano dal rispondere alle necessità reali del Paese, soprattutto nelle aree interne e periferiche. Le responsabilità di questa carenza affondano in scelte politiche di lungo periodo che oggi producono effetti pesanti sui territori più fragili.

Per fronteggiare l’emergenza, il sindaco di Agnone, Daniele Saia, ha deciso di intervenire direttamente mettendo a disposizione risorse comunali. Ai medici che accetteranno la postazione agnonese vengono offerti fino a 4.000 euro l’anno per l’affitto, il rimborso del 50% delle spese di acqua, luce e gas, l’accesso gratuito alle strutture sportive, la partecipazione a corsi ed eventi culturali, l’abbonamento alla stagione teatrale dell’Italo Argentino e il parcheggio gratuito sulle strisce blu. La delibera lascia inoltre aperta la possibilità di introdurre ulteriori benefici in futuro.

Facendo una stima complessiva, il costo annuo per ogni singolo medico si aggira tra i 6.000 e i 7.000 euro. Se arrivassero tre medici, la spesa totale sarebbe di circa 21.000 euro l’anno. Una cifra non elevata in termini assoluti, ma sufficiente a evidenziare un paradosso ormai strutturale.

Resta infatti una domanda centrale: perché a farsi carico di questi costi deve essere il Comune e non la Regione, che ha la competenza diretta sulla sanità? La risposta è amara: di fronte alle carenze del sistema sanitario regionale, i Comuni sono costretti a intervenire in supplenza per evitare che i territori restino privi di servizi essenziali. Tuttavia, che a pagare sia il Comune o la Regione, il peso economico ricade comunque sui cittadini, che finanziano entrambi gli enti attraverso tasse e tributi. È la dimostrazione concreta di una sanità a più velocità, in cui i territori più isolati e fragili devono spendere di più per ottenere diritti che altrove sono garantiti senza costi aggiuntivi.

La scelta dell’amministrazione comunale è pragmatica e responsabile, ma non può diventare la normalità. Senza un intervento strutturale a livello regionale e nazionale, le disuguaglianze territoriali continueranno a crescere e i cittadini delle aree interne continueranno a pagare una sanità più cara e meno accessibile.

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