Sanità, via libera del Consiglio dei Ministri alla riforma del Ssn: più integrazione tra ospedale e territorio

15/01/2026
Attualità
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Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci, il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale. Il provvedimento segna l’avvio formale di una riforma complessiva del Ssn e prevede l’adozione dei decreti attuativi entro il 31 dicembre 2026.

Al centro della legge delega c’è il rafforzamento dell’integrazione tra ospedale e territorio, con l’obiettivo di rendere il sistema sanitario più efficiente, omogeneo e in grado di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e caratterizzata da patologie croniche complesse. “Vogliamo un Servizio sanitario nazionale più efficiente e moderno – sottolinea il ministro Schillaci – potenziando la tutela della salute nel rispetto dei principi di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure, valorizzando la centralità della persona”.

Sul versante ospedaliero, il disegno di legge aggiorna la classificazione delle strutture e introduce gli ospedali di terzo livello, poli di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale. L’obiettivo è garantire una maggiore uniformità nell’erogazione delle prestazioni ad alta complessità e ridurre la mobilità sanitaria, che incide in modo significativo sui bilanci regionali e sulle disuguaglianze nell’accesso alle cure. Accanto a questi, la riforma individua anche gli ospedali elettivi, strutture per acuti prive di pronto soccorso destinate ai pazienti non urgenti trasferiti da presìdi di livello superiore.

Il provvedimento interviene inoltre sull’appropriatezza dell’offerta ospedaliera, attraverso la definizione di standard minimi per le attività di ricovero, in coerenza con il modello dell’ospedale di comunità. In questo contesto viene valorizzato il ruolo delle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative, anche sotto il profilo del loro riconoscimento giuridico, con l’obiettivo di migliorare la qualità e la sicurezza delle cure.

Ampio spazio è riservato all’assistenza territoriale, con particolare attenzione alle persone non autosufficienti. La legge delega prevede la definizione di standard di personale, la garanzia della continuità assistenziale e la promozione della domiciliarità, anche per quanto riguarda l’accesso ai farmaci. Viene inoltre indicata la necessità di aggiornare i modelli di presa in carico dei pazienti con patologie croniche complesse e avanzate e di rafforzare l’organizzazione delle cure palliative.

Tra gli altri pilastri della riforma figurano la valorizzazione della bioetica clinica come strumento di umanizzazione delle cure, il rafforzamento dell’integrazione tra interventi sanitari e socioassistenziali, il riordino dei servizi di salute mentale e il potenziamento dei sistemi informativi sanitari. In questo quadro si inserisce anche il riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, con l’obiettivo di rafforzarne il ruolo nell’assistenza territoriale e nella presa in carico dei pazienti.

Con l’approvazione in Consiglio dei Ministri, la riforma del Servizio sanitario nazionale entra ora nella fase parlamentare. Il confronto politico e con le professioni sanitarie si concentrerà sulla traduzione dei principi della legge delega nei decreti attuativi che ne definiranno l’effettiva applicazione.

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