Sanità di prossimità a rischio, l’allarme di Nuosci sindaco di Carovilli: «Smantellamento programmato»

07/02/2026
Attualità
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Carovilli (IS) – Il Sindaco di Carovilli Simone Nuosci, insieme ai sindaci dei comuni delle aree interne molisane, denuncia con forza gli effetti del Decreto del Commissario ad acta n. 9 del 14 gennaio 2026 che ridefinisce la Continuità Assistenziale. Un provvedimento che riduce drasticamente i presìdi di guardia medica, passando da 44 a 16 sedi operative, ignorando il parere contrario espresso dalla Conferenza dei Sindaci e mettendo a rischio il diritto alla cura di anziani e cittadini dei territori più fragili.

La nota del sindaco di Carovilli Simone Nuosci

"Guardia medica: il Decreto del Commissario ad acta n.9 del 14 gennaio
2026 smantella la sanità di prossimità nelle aree interne del Molise. Dal 1° aprile 2026 entrerà in
vigore il nuovo assetto della Continuità Assistenziale previsto dal Decreto del Commissario ad acta
n.9 del 14 gennaio 2026. Un provvedimento che ridefinisce radicalmente l’assistenza sanitaria
notturna e festiva nei territori interni molisani, ma che lo fa nella direzione opposta a quella
dichiarata: non potenzia i servizi, li riduce. Non avvicina il medico al cittadino, lo allontana. Non
tutela le comunità fragili, le espone. Altro che riorganizzazione. Siamo davanti a uno
smantellamento programmato della sanità di prossimità. I numeri parlano chiaro. Il decreto certifica
il passaggio da 44 sedi operative dell’attuale rete di Continuità Assistenziale a sole 16 nel nuovo
modello organizzativo, articolate in 13 presidi h16 presso le Case della Comunità e appena 3 presidi
h12 esterni. Significa una riduzione del 64% dei punti di presenza sanitaria sul territorio. Le restanti
sedi vengono di fatto avviate alla dismissione progressiva attraverso incarichi temporanei, soglie
minime di copertura dei turni, sospensioni automatiche in caso di carenza di personale e
riassegnazione forzata dei medici verso le sedi centralizzate. Formalmente restano attive,
sostanzialmente vengono svuotate. Non è una riforma. È un taglio strutturale. Il decreto richiama il
DM77, il PNRR Missione 6 Salute, le Case della Comunità e il principio di equità territoriale, ma
contemporaneamente dimezza i presidi nelle aree interne, concentra i servizi in poche sedi, cancella
presidi storici nei comuni montani e applica criteri standardizzati a territori profondamente diversi.
Si parla di comunità mentre si lasciano scoperti interi territori. Si invoca la prossimità mentre si
aumenta la distanza reale tra medico e cittadino. Questa non è una contraddizione tecnica. È una
scelta politica. Il decreto afferma che i presidi saranno raggiungibili entro 30 minuti per il 90% della
popolazione, ma questo parametro è costruito su tempi teorici di percorrenza in condizioni ideali.
Nel Molise reale ci sono strade di montagna, viabilità fragile, neve e ghiaccio nei mesi invernali,
popolazione anziana e non autosufficiente, frazioni isolate e trasporto pubblico insufficiente. Trenta
minuti sulla carta non corrispondono a trenta minuti nella vita quotidiana. Per un anziano solo, di
notte, in un paese interno, quella distanza può significare semplicemente non avere assistenza. Il
decreto restringe il perimetro della Continuità Assistenziale alle sole prestazioni assistenziali non
differibili, escludendo categoricamente le condizioni urgenti come dolore toracico, dispnea acuta,
deficit neurologico, trauma o sincope, demandandole esclusivamente al sistema dell’emergenza. Ma
chi decide, alle due di notte, se un dolore toracico è grave o no. Chi valuta una dispnea in un
anziano fragile. Nei piccoli comuni la guardia medica è da sempre il primo presidio sanitario
notturno e festivo, svolgendo una funzione fondamentale di filtro, orientamento e contenimento
degli accessi impropri al 118 e ai Pronto Soccorso. Questa separazione rigida può forse funzionare
nei contesti urbani. Nelle aree interne significa lasciare scoperti interi territori. Nel corso della
Conferenza dei Sindaci, alla presenza della Direzione Generale di ASReM, della Regione e dei
parlamentari del territorio, è stato espresso un parere formalmente e chiaramente negativo su questa
riorganizzazione. Una posizione netta, motivata, condivisa. La voce diretta delle comunità locali.
Eppure si è scelto di procedere ugualmente, ignorando quanto rappresentato dai territori. Questo è
politicamente e democraticamente inaccettabile. Non si costruisce una riforma sanitaria contro le
comunità. Non si parla di equità applicando criteri uniformi a realtà profondamente diverse. Non si
invoca il potenziamento dell’assistenza territoriale mentre si smantella la rete di prossimità. Questo
decreto produrrà effetti immediati e profondi: aumento delle disuguaglianze territoriali, maggiore
isolamento sanitario dei piccoli comuni, crescita della pressione su 118 e Pronto Soccorso, ulteriore
spinta allo spopolamento, incremento dei rischi per anziani e persone fragili lasciate sole nelle ore
notturne. Non sono ipotesi. Sono conseguenze dirette e prevedibili. Per qualcuno, evidentemente, le
oltre 7.000 persone scese in piazza alla fiaccolata non hanno avuto alcun peso. Il grido silenzioso
lanciato quella sera non ha smosso le coscienze di chi è chiamato a decidere sulla pelle di chi chiede
soltanto una cosa semplice: la garanzia di poter essere curato. Quella fiaccolata era la voce delle
aree interne. Era una richiesta di non essere abbandonati. È stata ignorata. Togliere la guardia
medica a un paese non significa riorganizzare un servizio, significa togliere sicurezza alle persone.
Significa famiglie costrette a percorrere decine di chilometri di notte, anziani che sperano che vada
tutto bene fino a domattina, comunità che perdono l’ultimo presidio dello Stato. È così che si
costruisce lo spopolamento. È così che si spezza il legame di fiducia con le istituzioni. È così che le
aree interne diventano territori senza diritti. Non accetteremo che dal 1° aprile 2026 parta un nuovo
arretramento dello Stato. Non accetteremo che la sanità venga ridotta a un foglio Excel. Non
accetteremo che le comunità interne vengano lasciate sole. Le aree interne non chiedono privilegi.
Chiedono dignità, presenza, diritto alla cura come il resto del Paese. Ed è esattamente su questo che
si misura la credibilità delle istituzioni. Questa volta no.
I sindaci: Remo Di Ianni (Cerro al Volturno), Domenico Gonnella (Rocchetta al Volturno), Simone
Nuosci (Carovilli), Manolo Sacco (Pescolanciano) e Daniele Saia, (Agnone e Presidente della
Conferenza dei Sindaci)."
Simone Nuosci sindaco Carovilli
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