Pannunzio: ‘Agnone deve curare i molisani, basta fuga verso altre regioni".

Maria Carosella
11/03/2026
Attualità
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“Perché l’ospedale di Agnone non viene inserito in questo contesto? Perché non si chiede al Direttore Generale di creare un ambulatorio avanzato di cardiologia, visto che rappresenta la branca con maggior mobilità passiva? Perché non si crea un polo di diabetologia? Perché non proporsi come ospedale per ridurre le prestazioni fuori regione, anche solo ambulatoriali? Forse è ora di cambiare atteggiamento, sì perché sinceramente un reparto per acuti in mezzo al deserto non è sostenibile. Rendiamo efficiente l’ospedale di comunità, attraverso la telemedicina, inserendolo in un contesto di poliambulatori specialistici. Sono dieci anni che protestiamo per i servizi che ci vengono tolti. In dieci anni il Neuromed è diventato un colosso nazionale. Ora è giunto il momento di cambiare musica”.

Con queste parole il dottor  Pasquale Pannunzio, oculista di Agnone, sottolinea l’urgenza di ripensare il ruolo della struttura altomolisana. La sua proposta è chiara: trasformare l’ospedale in un polo specialistico capace di ridurre la mobilità passiva, evitando che i molisani si rivolgano a strutture fuori regione.

Il tema si inserisce nel contesto più ampio della mobilità sanitaria molisana. La regione, infatti, presenta una situazione “bifronte”: da un lato attira pazienti da altre regioni, dall’altro continua a registrare una significativa fuga di cittadini verso strutture esterne.

Nel 2024, le prestazioni  effettuate dai molisani fuori regione sono costate circa 100 milioni di euro, mentre quelle erogate in Molise a pazienti provenienti da altre regioni hanno generato 40 milioni di ricavi. Gran parte dell’attrazione sanitaria riguarda le strutture private, come Neuromed e Responsible, mentre gli ospedali pubblici soffrono di ridotta capacità produttiva a causa della carenza di personale.

Il Programma operativo 2026-2028 punta a recuperare oltre 1.000 ricoveri l’anno e a incrementare la produzione pubblica per circa 15 milioni di euro. Le azioni principali comprendono potenziamento del personale, investimenti tecnologici, riorganizzazione ospedaliera e gestione più efficiente delle sale operatorie, con l’estensione dei modelli già testati al Cardarelli anche agli ospedali San Timoteo e Veneziale.

Il piano si concentrerà soprattutto sugli interventi chirurgici per patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, digerente, cardiovascolare e del sistema urinario, ambiti in cui la mobilità passiva è più elevata.

In questo quadro, la proposta del dottor Pannunzio torna al centro: ambulatori specialistici, telemedicina e servizi territoriali possono rendere l’ospedale di Agnone una struttura strategica per ridurre la fuga dei pazienti e rafforzare la sanità pubblica regionale.

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