Ha suscitato attenzione e dibattito negli ultimi giorni la chiusura della RSA Sant’Amico, storica struttura assistenziale del piccolo centro dell’Alto Molise, con il trasferimento degli ospiti avvenuto nelle ore notturne. Una vicenda che ha generato scalpore e numerose reazioni, non solo tra i familiari degli anziani coinvolti, ma anche tra chi in quella struttura ha trovato accoglienza e sostegno negli anni passati.
Tra queste voci c’è quella di Bruno Li Fraini, ex ospite della struttura circa sei anni fa. Li Fraini trascorse come volontario alla Sant’Amico un periodo di circa un anno e mezzo, durante una fase particolarmente delicata della sua vita. Oggi, alla luce della chiusura della struttura, ha voluto esprimere pubblicamente il proprio ringraziamento agli operatori che vi lavoravano.
«Desidero ringraziare tutti gli operatori per la gentilezza, la professionalità e l’umanità che mi hanno dimostrato – racconta –. In quel periodo avevo bisogno di aiuto e l'ho fatto aiutando gli altri, e alla Sant’Amico ho trovato persone capaci di prendersi cura degli ospiti con attenzione e rispetto».
Le sue parole sono cariche anche di rammarico per la fine dell’attività di quella che per anni è stata una realtà importante per il territorio. «Mi dispiace enormemente per la chiusura – aggiunge – perché quella struttura rappresentava un punto di riferimento non solo per chi aveva bisogno di assistenza, ma anche per molte famiglie e per chi ci lavorava».
La vicenda della chiusura della RSA, e soprattutto le modalità con cui è avvenuto il trasferimento degli ospiti durante la notte per evidenti incomprensioni organizzative con l'amministrazione comunale, ha infatti sollevato interrogativi e preoccupazioni nella comunità di San Pietro Avellana. Per anni la struttura ha rappresentato una risorsa significativa per il territorio, sia dal punto di vista assistenziale sia sotto il profilo occupazionale ed economico.
Oltre a garantire servizi fondamentali per persone fragili e anziane, la Sant’Amico costituiva infatti anche un’importante opportunità di lavoro e un presidio sociale per l’area interna dell’Alto Molise.
Il ricordo di chi vi ha trascorso momenti importanti, come nel caso di Bruno Li Fraine, testimonia quanto quella realtà fosse percepita come un luogo di accoglienza e cura. Un patrimonio umano e professionale che, secondo molti, meriterebbe di non andare disperso.