Il sindaco di Capracotta, Candido Paglione, interviene sul referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e 23 Marzo 2026 e esprime le ragioni del No
«Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra». Lo ricordava Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Repubblica. Per questo, al prossimo referendum, voterò NO. Non perché pensi che la giustizia italiana sia perfetta. Anzi, non lo è affatto. Penso ai tempi troppo lunghi dei processi e a un’organizzazione che spesso mostra gravi inefficienze. Ma il punto di questo referendum non è migliorare davvero la giustizia. Il punto è un altro: andare a toccare uno degli equilibri fondamentali della nostra Costituzione. E quando si tocca quell’equilibrio non si fa una semplice riforma tecnica: si sposta il baricentro del potere. Non a caso sono ben sette gli articoli della Costituzione che verrebbero modificati. La Costituzione italiana fu scritta dopo la tragedia del fascismo e della guerra con un’idea chiarissima: impedire che la politica potesse concentrare troppo potere nelle proprie mani. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura fanno parte di questo equilibrio.
Non per difendere una corporazione, ma per difendere i cittadini. Quando si indebolisce uno di questi contrappesi, si indebolisce la democrazia stessa. Di questi temi abbiamo parlato ieri a Capracotta con il prof. Giovanni Carmellino, con il magistrato Giovanni Fiorilli e con gli avvocati cassazionisti Ugo D’Onofrio e Claudio Neri, rappresentanti del Comitato “Giusto dire NO”. Sono stati affrontati tutti i temi oggetto del referendum del 22 e 23 marzo: dalla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri alla proposta di creare due Consigli superiori della magistratura distinti; dall’istituzione di un’Alta Corte disciplinare per i magistrati al sistema, alquanto discutibile, del sorteggio per la scelta di alcuni membri degli organi di autogoverno. In un momento storico come quello che stiamo vivendo — nel quale, in molte parti del mondo, i governi attaccano i giudici, delegittimano i tribunali e considerano le regole un ostacolo — credo sia ancora più importante difendere lo spirito della nostra Costituzione.
La Costituzione, infatti, non è un pezzo di carta da ritoccare a piacimento o secondo la convenienza del momento. È la promessa solenne che il nostro Paese ha fatto a sé stesso dopo la dittatura e la guerra: che il potere non sarebbe stato mai più senza limiti e che la libertà dei cittadini sarebbe stata protetta da leggi e istituzioni indipendenti. La riforma proposta dall’attuale maggioranza di governo si inserisce invece nella scia del vento di un potere che chiede meno controlli e meno limiti. Ecco, io non voglio mettermi nella scia di quel vento. Per questo, con rispetto per tutte le opinioni diverse, voterò NO e invito i cittadini a fare altrettanto. Ringrazio il comitato molisano “Giusto dire NO” per la qualificata e appassionata presenza a Capracotta."
Candido Paglione