Molise, vince il “No”: affluenza tra le più basse d’Italia, record opposti tra Chiauci e Sepino

24/03/2026
Attualità
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Si conclude con una netta affermazione del “No” il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Il risultato è chiaro sia a livello nazionale sia in Molise, dove gli elettori hanno respinto la proposta con percentuali simili a quelle registrate nel resto del Paese.

I risultati in Italia e in Molise

Su quasi la totalità delle sezioni scrutinate in tutta Italia (61.528 su 61.533), il “No” si attesta al 53,74%, superando il “Sì” fermo al 46,26%.

Anche in Molise il quadro è analogo: su 393 sezioni, il “No” raggiunge il 54,70%, mentre il “Sì” si ferma al 45,30%.

Il dettaglio nei principali centri molisani

Nei territori della regione emergono alcune differenze locali, pur mantenendo una tendenza comune:

  • A Campobasso il “No” domina con il 58,65%, contro il 41,35% del “Sì”.
  • A Isernia il divario è più contenuto: 53,15% per il “No” e 46,85% per il “Sì”.
  • A Termoli il risultato è simile a quello del capoluogo regionale, con il “No” al 58,44% e il “Sì” al 41,56%.

Affluenza: partecipazione elevata ma inferiore alla media nazionale

Uno degli aspetti più rilevanti della consultazione è stata l’alta partecipazione al voto. In Molise l’affluenza si è attestata al 54%, un dato significativo ma comunque inferiore alla media nazionale, che ha raggiunto il 58,80%.

Nel dettaglio provinciale:

  • Campobasso registra il 54,12% di affluenza.
  • Isernia si ferma al 53,68%.

A livello comunale, il picco di partecipazione si è avuto a Chiauci (74,85%), mentre il dato più basso si è registrato a Sepino (37,87%). Tra i capoluoghi, Campobasso ha fatto segnare una partecipazione più alta (58,24%) rispetto a Isernia (54,46%).

Il contenuto del referendum

Il quesito referendario riguardava una riforma significativa dell’ordinamento giudiziario, in particolare la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri. Tra le principali modifiche previste figuravano l’istituzione di due distinti organi di autogoverno della magistratura, la creazione di una Corte disciplinare con rango costituzionale e nuove modalità di selezione dei componenti, anche tramite sorteggio.

Un segnale politico chiaro

L’esito del voto rappresenta un’indicazione netta dell’orientamento degli elettori, che hanno scelto di non approvare la riforma proposta. Il risultato, omogeneo tra livello nazionale e regionale, evidenzia una posizione diffusa e compatta su un tema centrale per l’assetto della giustizia italiana.

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