Le riflessioni che seguono nascono dalla sensibilità civile e dall’esperienza di Ugo D’Onofrio, avvocato, che osserva con preoccupazione il contesto politico e internazionale contemporaneo. È proprio da questo sguardo, attento al diritto ma anche profondamente umano, che prende forma la poesia che conclude l’articolo: un grido di dolore e memoria dedicato alle vittime innocenti dei conflitti.
La recente vittoria del “No” al referendum, che ha respinto una controriforma giudicata da molti regressiva, rappresenta senza dubbio un momento significativo nel dibattito pubblico. Tuttavia, al di là delle dinamiche interne, vi è un’esigenza più ampia e urgente: non distogliere lo sguardo dalle tragedie che continuano a consumarsi nel mondo.
Diversi scenari internazionali testimoniano una crisi profonda del diritto e dell’umanità. Dalla guerra contro l’Iran — descritta come autoritaria e contraria ai principi del diritto internazionale — al conflitto in Ucraina, scatenato contro un popolo in pace, fino alla situazione nella Striscia di Gaza, dove la popolazione civile paga il prezzo più alto.
È proprio quest’ultimo contesto a rappresentare, nell’opinione dell’autore, il punto più drammatico: una guerra ritenuta sproporzionata e ingiustificata, che avrebbe causato decine di migliaia di vittime, tra cui un numero altissimo di bambini. Una tragedia che si impone non solo come questione geopolitica, ma come ferita morale collettiva.
Di fronte a tutto questo, il rischio più grande è l’assuefazione. La memoria, invece, diventa un dovere civile. Non dimenticare significa opporsi, almeno simbolicamente, all’indifferenza.
In questo spirito si inserisce la poesia che segue, testimonianza emotiva e civile che dà voce al dolore innocente e richiama alla responsabilità della coscienza.
RAGAZZO DI GAZA
Perchè piangi ragazzo
e asciughi il tuo viso
dal dolore sgorgato
da vene innocenti
di tanti fratelli?
Non sei felice
per quartieri distrutti
che intorno a te
fanno corona?
Non senti il buon profumo
acre della morte
che incombe sui vivi?
Non gioisci per
la tua casa abbattuta,
per le città annientate,
per la terra vermiglia
nutrita dalla fine
di bambini appena
socchiusi alla vita,
per tante madri piangenti,
per inconsolabili vegliardi
mai stati attori
di tanta, triste tragedia?
E le orecchie, dimmi,
le tue orecchie
non aspettano ansiose
il rumore delle bombe,
dei missili e degli aerei
forieri atroci
di morti infinite?
Finalmente.......
esile il tuo corpo
discende le braccia sterili
cadenti sulle gambe
che più non reggono
lo stele rinsecchito,
mentre gli occhi,
al di fuori delle orbite,
restano l'unico segno
della vita:
grato all'Ebreo
ammira pure la spianata
che sarà mèta di allegrìe,
di potenti che godranno
ed apriranno
bottiglie di champagne
sopra fosse comuni
ove nemmen l'anima
più si ribella!
Ma che.....dico?
Cosa vaneggio
al mio ragazzo di Gaza?
No... no... no...!
Detergi per me le lacrime
e fà che sol due perle,
due perle solamente,
restino in bilico
su due bellissime pupille
perchè io possa rubarle
dallo scempio:
portarle via lontano!
Portarle via
per chiuderle in scrigno di cristallo,
sì... in scrigno di cristallo
che possa per sempre ricordarmi
un ragazzo solitario che piangeva,
ma che piangeva da eroe!
Ugo D’Onofrio