Terremoto dell’Aquila, 17 anni dopo: una ferita che non si rimargina

Sei le vittime molisane nel sisma del 6 aprile 2009.

Mario Di Laudo
06/04/2026
Attualità
Condividi su:

Alle 3:32 del 6 aprile 2009 una violenta scossa di terremoto, di magnitudo 6.3, colpì il territorio aquilano dopo mesi di sciame sismico. L’epicentro fu localizzato nell’area tra Roio Colle, Genzano di Sassa e Collefracido, e la scossa fu avvertita in gran parte del Centro Italia. Il bilancio fu drammatico: 309 vittime, oltre 1.600 feriti, circa 80mila sfollati e danni stimati per più di 10 miliardi di euro.

L’Aquila, situata nell’area epicentrale, pagò il prezzo più alto, con distruzioni diffuse al patrimonio abitativo e a quello storico-artistico. Si tratta di uno dei terremoti più gravi avvenuti in Italia dopo quello del 1908 tra Reggio Calabria e Messina. Alla scossa principale seguirono migliaia di repliche: solo nel primo mese se ne contarono circa 5mila, di cui 150 superiori a magnitudo 3. Due eventi, il 7 e il 9 aprile, superarono nuovamente magnitudo 5, interessando un’area vasta lungo la valle dell’Aterno. A incidere sull’entità dei danni furono non solo la forza del sisma e le condizioni geologiche, ma anche la fragilità di molti edifici, spesso storici e non adeguati dal punto di vista sismico.

Tra le vittime c’erano anche sei molisani, travolti dal crollo degli edifici in quella notte che ha segnato un’intera generazione. Il pensiero va soprattutto ai giovani Danilo, Elvio, Michele e Vittorio, studenti universitari rimasti sotto le macerie. Insieme a loro persero la vita anche Luana Paglione, di origini capracottesi, ed Ernesto Sferra, nato a Carovilli e residente a Forlì del Sannio. Per il Molise, una ferita ancora aperta.

Foto di repertorio - L’Aquila, 25/04/2023

A diciassette anni di distanza, L’Aquila continua a tenere insieme memoria e ricostruzione. Gran parte degli edifici privati è stata ricostruita o recuperata, spesso con criteri più avanzati di sicurezza, e il centro storico è tornato progressivamente a vivere. Tuttavia il percorso non è ancora concluso: restano cantieri aperti, immobili inutilizzati e i segni evidenti di una tragedia che continua a pesare sull’intero territorio. 
 



L’anniversario, celebrato tra il 5 e il 6 aprile 2026, si è aperto nel segno del ricordo. Nella notte, un fascio di luce blu si è alzato verso il cielo dal cortile di Palazzo Margherita, simbolo di memoria e speranza. Sui social il sindaco Pierluigi Biondi ha scritto: «Nella nostra notte più lunga, la luce fa sperare. Onoriamo il dolore, attraversiamo il buio, camminiamo nel silenzio verso il giorno».

Un messaggio che accompagna una ricorrenza che resta profondamente sentita anche in Molise, dove il 6 aprile non è solo una data, ma il ricordo di sei vite spezzate troppo presto. Quest’anno, inoltre, L’Aquila è Capitale italiana della cultura: un riconoscimento che si intreccia con il lungo cammino di rinascita di una città che non ha  smesso di ricostruire, senza dimenticare.

Leggi altre notizie su Alto Molise
Condividi su: