Decreto sicurezza, approvazione a Montecitorio tra polemiche e tensioni: arriva il correttivo sui rimpatri dopo il via libera

24/04/2026
Attualità
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Una corsa al fotofinish chiude il decreto sicurezza alla Camera. E subito dopo un Consiglio dei ministri lampo lo corregge, in parte, sui rimpatri. A mezzogiorno un'aula per metà assonnata per la maratona notturna e per metà eccitata dalla sfida (anche canora) sul 25 Aprile, vota la conversione in legge a meno di 24 ore dalla scadenza. A favore 162 deputati, 102 contrari e uno si astiene. E altrettanto rapidamente, poco dopo le 17, il presidente della Repubblica promulga il primo ed emana il secondo decreto. Premono i rischi di incostituzionalità dell'articolo sui rimpatri, nella prima versione, e il governo mette una toppa. La maggioranza incassa il faticoso sì in aula e molti scappano via per il weekend.

L'opposizione grida invece contro "una pagina buia della storia italiana" dicendosi costretti - come fa Piero De Luca (Pd) - a votare "una norma incostituzionale, con uno strappo col Quirinale". A inizio aula stamattina, la battaglia riprende al ritmo di 'Bella ciao'.La intonano i Dem e le altre opposizioni si associano, in nome di una resistenza allo "spregio alla Costituzione" imposto dal decreto sicurezza. Il dibattito prosegue sul 25 Aprile, finché i meloniani sfidano la sinistra cantando all'improvviso l'Inno d'Italia. 

Ma le opposizioni non gli concedono l'esclusiva e si aggiungono al coro. Risultato: tutta l'aula canta Mameli in piedi (tranne i leghisti e i ministri Salvini e Piantedosi) e poi, con il voto, cala il sipario. A tempo di record arriva il decreto correttivo. Mantiene il contributo di 615 euro per chi assiste un migrante nella pratica di rimpatrio volontario, ma indipendentemente dall'esito della richiesta e non è più esclusiva degli avvocati. Potrebbero beneficiarne anche associazioni e onlus. I termini della collaborazione con il Viminale li deciderà un decreto ministeriale

. Di certo sparisce il coinvolgimento esplicito del Consiglio nazionale forense - che, alzando la voce, ha amplificato lo scontro - e il budget del premio aumenta di circa 170mila euro. Stanziati in tutto 1,4 milioni fino al 2028 (distinti in 281.055 per quest'anno e 561.495 per ciascuno degli altri due anni). E' una conclusione travagliata, quella del pacchetto sicurezza sbandierato dal governo a febbraio, dopo l'omicidio di Rogoredo e la guerriglia a Voluto per fermare le violenze delle baby gang e tutelare di più poliziotti e carabinieri (oltre i paletti sulle manifestazioni), il decreto si infrange sul muro alzato dalle opposizioni

. E in extremis sabato si incaglia sull'articolo 30bis. Frutto di un emendamento di maggioranza, punta a rilanciare i rimpatri offrendo un premio agli avvocati purché il rimpatrio avvenga. Un meccanismo che stride con il diritto alla difesa sancito dalla Costituzione e indipendentemente dall'esito di un procedimento. Quando l'avvocatura si dissocia e chiede un passo indietro, il bubbone esplode. Ma ormai alla Camera non c'è più tempo: qualsiasi ritocco significherebbe tornare al Senato per una terza lettura. Perciò la maggioranza tira dritto. Finché lunedì non emerge il fastidio del Quirinale per le polemiche e le riserve di costituzionalità. Lo stesso giorno il sottosegretario alla presidenza Mantovano sale al Colle per un confronto. E di fronte al rischio che Mattarella non controfirmi il provvedimento, si innesta la retromarcia.

 La via d'uscita è un altro decreto (mirato anche nel nome "Disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti') che, partendo dal Senato, andrà convertito in legge entro fine giugno. Altrimenti, varrebbe la norma recriminata e contenuta nel decreto sicurezza.Nella storia della Repubblica ci sono 4 precedenti di decreti correttivi, motivo per cui Giorgia Meloni non vede "nulla di pericoloso" nella mossa salva rimpatri. 

La premier accoglie l'ok finale e glissa sulle polemiche: "Il governo compie un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini, difendere chi indossa una divisa e affermare con chiarezza un principio semplice: in Italia la legalità non è negoziabile". Più entusiasta Matteo Salvini: si siede accanto a Matteo Piantedosi - unico ministro in aula per la prima mezzora - e dice: "Nonostante i problemi a livello mondiale, è una bella giornata perché questo decreto entra nelle case e sulle strade percorse dagli italiani". I leghisti si scatenano dopo il voto con un selfie di gruppo nel cortile di Montecitorio. "Dai che la giriamo a Bonelli....", scherza poi Salvini.

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