A Bruxelles la voce dei territori italiani si è fatta sentire forte contro l’ipotesi di riforma della politica di coesione dell’Unione Europea. Una cinquantina di sindaci della Lega provenienti da tutta Italia si sono ritrovati davanti al Parlamento Europeo per manifestare la propria contrarietà al progetto inserito nel nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, che punta a centralizzare la gestione dei fondi di coesione nelle mani degli Stati nazionali, ridimensionando il ruolo diretto di Regioni ed enti locali.
Tra i presenti anche il sindaco di Pescopennataro, Pompilio Sciulli, unico rappresentante del Molise alla manifestazione istituzionale organizzata dalla Lega. Una presenza significativa, che ha portato nel cuore delle istituzioni europee la voce delle aree interne e dei piccoli comuni molisani, da sempre legati ai finanziamenti europei per infrastrutture, servizi e sviluppo locale.
Sciulli ha preso parte all’incontro insieme ai sindaci e ai rappresentanti istituzionali del partito, condividendo la preoccupazione per una riforma che, secondo gli amministratori locali, rischia di allontanare ulteriormente i territori dalle decisioni strategiche sull’utilizzo delle risorse europee.
A guidare la delegazione il capodelegazione della Lega nel gruppo dei Patrioti, Paolo Borchia, che ha sottolineato come il modello attuale abbia garantito per anni risultati concreti grazie al rapporto diretto tra Unione Europea, Regioni ed enti locali.
Davanti ai giornalisti è intervenuto anche il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, che ha ribadito la necessità di difendere l’autonomia dei territori nella gestione dei fondi europei, sostenendo che solo le amministrazioni locali conoscono realmente le esigenze delle comunità.
Nel corso della giornata la delegazione ha incontrato il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto, al quale è stato consegnato un manifesto contro l’eccessiva centralizzazione delle politiche di coesione.
Per il Molise, la partecipazione del sindaco Pompilio Sciulli ha rappresentato un segnale politico importante: difendere il ruolo dei piccoli comuni significa difendere la possibilità per i territori marginali di continuare ad avere accesso diretto a strumenti fondamentali per la crescita e la coesione sociale.