L'ultima poesia del poeta - magistrato Ugo D'onofrio

Le poesie di Ugo D'Onofrio si distinguono per una forte componente visiva e un desiderio quasi metafisico di astrazione dal caos quotidiano. Ecco i punti chiave che emergono dalla lettura:
In Mondo Diverso, la realtà non è solo materia, ma l'opera di un "grande pittore". Gli abeti che svettano diventano "segno di preghiera", trasformando il paesaggio montano in un tempio a cielo aperto.

Nel secondo componimento, la neve (descritta come "coriandoli di luce" e "mare brillante di diamanti") non è solo un fenomeno atmosferico, ma un simbolo di purezza che impone il silenzio. La sua "cadenza felpata" serve a non violare l'immacolata distesa del sacro.
Il finale della poesia datata 8 maggio 2026 rivela la spinta emotiva dell'autore: il bisogno di lasciare alle spalle il "ronzio fastidioso" della società, paragonata a un "alveare impazzito". È una critica sottile ma potente alla frenesia della vita moderna, contrapposta alla "pace senza fine" delle valli molisane.
D'Onofrio usa versi liberi e brevi, che scandiscono il ritmo come respiri lenti. La scelta dei termini ("arcano", "raminga", "immacolata") conferisce ai testi un tono solenne e senza tempo.
Sono versi che sembrano nati per essere letti nel silenzio di una montagna, ideali per chi, come l'autore, cerca di "violare il mistero" per trovare finalmente un po' di quiete.
M O N D O D I V E R S O
Esiste lontano...lontano ma...molto lontano un limite arcano tra finito ed infinito: orizzonte sottile, luminoso come fuoco , trasparente su pennello del grande pittore.
Verso quell'arcano vola il mio pensiero, lo raggiunge e lo sovrasta, poi l'abbandona in cerca di traguardi ancora sconosciuti.
Montagne di neve colorate dal verde degli abeti secolari che svettano al cielo: là verso l'alto in segno di preghiera; minuscole colombe ammantate di bianco che fanno girotondo, in festa alla mente raminga che ha osato violare il mistero;
cadenza leggera e felpata attenta a non violare distesa immacolata, immensa oltre confini senza tempo; coriandoli di luce verso il basso silenziosi, attenti a non turbare candido quel mare brillante di diamanti.
Silenzio assoluto ed eterno fra monti e vallate ove l'animo si perde in una pace senza fine: l'eco muta segna il cammino ed io l'inseguo lasciando il mondo alle spalle: alle spalle quel ronzio fastidioso, fastidioso com'alveare impazzito.
Campobasso, lì 08/05/2026 — UGO D'ONOFRIO