L’attesa è quasi finita: sabato 16 maggio i Nomadi torneranno a esibirsi a Montenero di Bisaccia dopo ben 27 anni. Il concerto gratuito, in programma alle 21:30 in Piazza della Libertà in occasione della festa della Madonna di Bisaccia, sarà uno dei momenti più attesi delle celebrazioni. L’evento è organizzato dal Comitato Feste in collaborazione con Muzak Eventi del vastese Nando Miscione. In vista della tappa molisana del “Live Tour 2026”, abbiamo intervistato Beppe Carletti, storico tastierista e fondatore dei Nomadi insieme al compianto Augusto Daolio, oggi unico componente della formazione originale ancora presente nel gruppo. Nata nel 1963, la band è considerata la più longeva d’Italia e la seconda al mondo soltanto ai Rolling Stones, formati un anno prima.
“Ricordarsi di 27 anni fa, con 80 o 90 concerti all’anno, è impossibile”, ammette Carletti. “Ricordo il nome del paese e quando arriverò magari mi tornerà in mente anche la piazza. Sicuramente mi aspetto una grande festa, perché i nostri concerti sono così”. Un ritorno atteso per uno dei gruppi più amati della musica italiana, che continua a riempire piazze e teatri in tutto il Paese. “Cerchiamo sempre di coinvolgere il pubblico”, spiega Carletti. “Il concerto si fa insieme: bisogna annullare le distanze tra il palco e chi sta sotto. Noi abbiamo un certo tipo di canzoni e riusciamo a coinvolgere le persone. Anche sabato mi auguro vada così. È una grande soddisfazione tornare dopo 27 anni. Sapevo di esserci già stato, ma non ricordavo bene quella serata”.
Da “Io vagabondo” a “Dio è morto”, passando per “Noi non ci saremo”, “Canzone per un’amica” e “Un pugno di sabbia”, il repertorio dei Nomadi continua ad attraversare le generazioni senza perdere forza e attualità. Secondo il fondatore della band, il segreto di questo legame è rimasto immutato nel tempo. “Abbiamo sempre cantato un certo tipo di canzoni, particolari, che pochi fanno”, sottolinea. “Nel nostro repertorio ci sono anche canzoni d’amore, ma non molto sviolinate, perché noi cantiamo la vita, la realtà. Molti dei nostri brani sono attuali ancora oggi, anche se hanno cinquant’anni. Quello che succedeva allora succede anche adesso. Se rileggi i testi di ‘Dio è morto’ o ‘Noi non ci saremo’, ti accorgi che sono forse ancora più attuali oggi”.
Una coerenza artistica che il gruppo non ha mai tradito nel corso dei decenni. “Non abbiamo mai tradito noi stessi, il nostro modo di essere e di dire”, aggiunge. “Quando sali sul palco devi essere convinto di quello che interpreti. Noi pensiamo di esserlo sempre stati”.
Nonostante oltre sessant’anni di carriera, l’emozione del live continua a essere fortissima. Anzi, per l’artista oggi è persino più intensa rispetto agli inizi. “Mi diverto più adesso di allora, forse perché sono più consapevole di quello che faccio”, confessa. “Abbiamo fatto un tour teatrale tra gennaio e aprile, girando l’Italia e facendo sold out: per me è una soddisfazione incredibile”. Ora il gruppo torna anche nelle piazze, dimensione che da sempre rappresenta una parte fondamentale dell’identità dei Nomadi. “Le canzoni sono sempre quelle”, conclude. “Cambiano i contesti, ma l’energia resta la stessa. Adesso sono rimasto solo io dei primi. Stare ancora sul palco a quasi 80 anni è una delle cose più belle che possa capitare nella vita di un musicista. E se ti diverti tu, si diverte anche la gente”.