Liceo delle Scienze Applicate di Trivento, Gabriella Vasile vince il 34° Concorso Nazionale di Poesia “Città di Poggiomarino”

Con la poesia “La grammatica del silenzio”, l’alunna della classe V dell’Omnicomprensivo “Nicola Scarano” si è aggiudicata il primo posto nella categoria Scuole Superiori.

Mario Di Laudo
09/06/2026
Attualità
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Importante riconoscimento per Gabriella Vasile, studentessa della classe V del Liceo delle Scienze Applicate dell’Istituto Omnicomprensivo “Nicola Scarano” di Trivento, vincitrice della categoria Scuole Superiori del 34° Concorso Nazionale di Poesia “Città di Poggiomarino”.

La premiazione si è svolta sabato 6 giugno a Poggiomarino (NA), nell’ambito della manifestazione promossa dalla Pro Loco Poggiomarino APS, giunta quest’anno alla trentaquattresima edizione e dedicata agli studenti delle scuole elementari, medie e superiori.


Premiata dalla giuria è stata la poesia “La grammatica del silenzio”. Nella motivazione ufficiale, il presidente della giuria, dott. Marcello Rescigno, definisce l’opera «amaro sfogo di una coscienza inquieta» e sottolinea «l’amara consapevolezza di un difetto di coraggio nel pronunciare parole che, invece, andrebbero necessariamente pronunciate». 
Il testo viene inoltre apprezzato per la riflessione sulla crescita personale e sul contrasto tra una maturità autentica e una soltanto apparente. La giuria evidenzia anche «il tono elegiaco» del componimento e «il linguaggio secco e dolente di una autodenuncia», elementi che, secondo la motivazione, mostrano come l’autrice conosca «bene la strada da seguire per essere autentici».

Un risultato prestigioso per la giovane triventina e per l’Istituto Omnicomprensivo “Nicola Scarano”, che vede premiati il talento e l’impegno di una propria alunna in un concorso di rilievo nazionale.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale de “La grammatica del silenzio”.

Ho contato le parole che non ho detto:

erano chiodi arrugginiti in tasca,

mi piegavano la schiena

senza farmi sanguinare.

Le ho taciute per educazione,

per paura,

per quel silenzio

che insegnano a chiamare maturità.

Intanto crescevano,

facevano radici dietro i denti,

e ogni sorriso era una recita

imparata male.

Ci sono frasi che muoiono giovani,

altre diventano fantasmi

e tornano di notte

a chiederti conto.

Se le avessi dette

forse il mondo non sarebbe cambiato,

ma io sì.

Ora so che il silenzio non è vuoto:

è pieno di tutto

quello che non abbiamo avuto il coraggio

di essere.

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