Plinio, Plinius, quante cose fatte insieme con la passione, la mitica empatia tra poesie, scritture, indimenticabili reading poetici con i maggiori autori italiani e non che proprio tu ci avevi fatto conoscere perché solo così avrebbero trionfato i versi d’amore attraverso i quali poter redimere i ricorrenti mali di questo mondo sempre più lontano dal buon senso, per poter giungere almeno per un attimo a sorvolare i gradini dell’eterno pulsare delle sensazioni più intime per deciderci a volare in alto, finalmente, ma molto, molto più leggeri.
Poi, pochi giorni fa, il 30 maggio, ci hai lasciato esterrefatti e addolorati per un malore improvviso che ti ha fatto volare in cielo, dove al di là della sofferenza di noi tutti, hai potuto librarti senza più il peso della materia quotidiana là dove tutto è uno e uno è tutto, immerso così in quella ritornante risonanza della meccanica quantistica che ci fa essere tutti parte di un’unica realtà.
E come fare allora a non ricordare quando qui ad Agnone riuscisti a organizzare nel chiostro di Palazzo San Francesco, nel 1993, quel laboratorio di scrittura creativa con Maria Luisa Spaziani, Amelia Rosselli, Giuseppe Jovine, Max Manfredi ed altri ancora, parlando, scrivendo, guardandoci negli occhi felici di stare lì in nome e per conto del poetico andare che ci rendeva vivi come non mai nell’assolato sentimento di una creatività mai colma e mai assodata
. Per non parlare dell’indimenticabile Festa del Libro e della Comunicazione del 1999, dove tu – solo tu – riuscisti, da presidente del comitato organizzativo, a far venire nell’Atene del Sannio i maggiori poeti e critici letterari proprio perché, come tu stesso scrivevi nell‘ultimo lavoro fatto insieme passeggiando nel Cimitero acattolico di Roma, parlando dell’amatissima Amelia Rosselli “Guerra e spasmo è la vita, variazione bellica…/ Per strappare una pace, un intervallo al Mito”. E in quei mitici giorni c’erano insieme a noi, grazie a te, Alberto Bevilacqua, Franco Loi, lo scrittore ellenico Pavlos Matetis, Michele Prisco, Stanislao Nievo, il poeta albanese Gezim Hajdari, l’allora ragazzina Chiara Gamberale, Eraldo Affinati, Carmen Lasorella, Marco Palladini ed altri ancora, tra gli stand di varie case editrici e la presenza del Sindacato Nazionale Scrittori. Roba da non crederci, così dicevamo quando a fine giornata restavamo a berci insieme un bicchiere di vino parlando accorati di tutto e di niente in una sarabanda di sguardi e di impressioni amorevolmente condivise.
E nel frattempo – prima e dopo, poco importa – hai inventato e portato avanti i Reading di poesia contemporanea insieme a Dario Bellezza, Luigi Manzi, Dacia Maraini, Paul Polansky, Antonio Spagnuolo e chi più ne ha più ne metta, roba da non credersi ma da ricordare con tutta l’anima e la voglia d’amare nell’alchemico circuito dei versi più strampalati, delle note d’asfalto degli ultimi poeti d’un Parnàso dorato / che non chiedono pietà per esser nati / ma fioriscono altissimi / così vicini al movimento delle stelle / da far sembrare strano quest’oblìo così colpevole /che ci ha fatto scordare d’esser fatti di terra e di mare / e di esser tutti di passaggio in questa vita sempre tutta da scoprire / perché siamo soli – Plinio – perduti nei nostri pensieri / e poi dovremmo riscoprire l’umiltà convieni? / e offrire agli altri quel sorriso che ci fa grandi e sereni.
E ancora, pare che tu (mi dicevi sorridendo) avevi da giovane partecipato alla scuola militare della Nunziatella di Napoli alla fine di via Monte di Dio, dove guarda caso, lì vicino c’era l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici del grande, immenso Gerardo Marotta dove insieme presentammo il mio libro Elogio della Provincia con la tua splendida e infinita prefazione. Come se le tue parole fossero vere e pertinenti Preghiere d'un laico, nei Petali in luce degli Amanti in volo, per essere poi inserite nei turgidi scaffali di un Museo dell’Uomo, dove le idee si univano ai sogni e la realtà sfiorava gli sguardi attoniti di chi ben conosceva il tuo arcaico modernissimo pensiero. E tu venivi spesso ad Agnone per cui nel 2024 scrivesti un tuo splendido e innamorato endorsement per la sua candidatura a Capitale Italiana della Cultura, insieme a Emanuele Trevi, Franco Campegiani, Chiara Gamberale ed altri, con il tuo impeto mai scontato ma pieno di illuminanti sensazioni virali, come solo tu sapevi fare. E ce ne sarebbe tanto ancora da dire, compreso il tuo recente, importante contributo per gli Atti del Convegno su Francesco Jovine, dove parli anche del rapporto tra tuo padre, il regista e sceneggiatore Ivo Perilli, e il grande romanziere del primo novecento, autore di Signora Ava e Le terre del Sacramento.
E ben poche sono le parole per descrivere i frammenti di tempo che tu letteralmente divoravi nel tuo poetare vasto e onnicomprensivo, coinvolgendo chiunque passasse lì per caso o collaborando con te nelle mille attività creative del tuo spirito mai del tutto appagato da ogni minima cosmica visione ammantata del tutto e del niente in quel vagare irrefrenabile in quel tuo, nostro, onnipresente oceano ingordo dei pensieri. Plinio, Plinius, con quel tuo modo di scrivere ricco e sapiente – e al tempo stesso amicale – ci hai ammaliato e rapito nei morbidi scenari del tuo insolito e ricco narrare, conducendoci, parola per parola (incastonate magicamente tra loro), a capire qualcosa in più di noi stessi e della vita che ci circonda, affrontando ogni tema e ogni rapporto umano con quella sensibilità che ti ha sempre caratterizzato nel tuo dialogare affettivo e affettuoso, come solo tu sapevi fare ed essere.
“Perché i poeti, come te – Plinio carissimo - sono fragili, ma inarrestabili, a volte indecisi, imbarazzanti ma solidamente visionari / Nella loro sostanziale ingenuità / Caparbiamente attaccati / All’unico minimo comun denominatore / Di quell’insopprimibile anelito a voler cavalcare l’infinito”.
Francesco Paolo Tanzj